Feminist News: rassegna stampa dal 13 al 19 maggio 2016

Manifestazione contro la penalizzazione dell'aborto in Perù (dalla pagina Facebook "Déjala decidir")
Manifestazione contro la penalizzazione dell’aborto in Perù (dalla pagina Facebook “Déjala decidir”)

Italia: avanti tutta contro l’omofobia e i fascisti

Il 17 maggio si è celebrata la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (Idahobit). Richiamare l’attenzione sull’assenza di una legge che protegga le persone Lgbti dalle discriminazioni (basterebbe una estensione della legge Mancino-Reale) è quanto mai urgente, viste le reazioni omofobe scatenate dall’approvazione della legge sulle unioni civili. Gruppi di neofascisti hanno inscenato violente dimostrazioni di protesta contro la legge e veri e propri blitz: a Roma contro il gaycenter, a Gaeta, interrompendo un convegno al quale partecipavano la senatrice PD Monica Cirinnà e alcune famiglie arcobaleno, e a Siena. Nel frattempo il cardinal Bagnasco, presidente della CEI, ribadisce che le unioni civili sono il cavallo di troia per l’utero in affitto e la distruzione della famiglia, ma annuncia anche che la Conferenza Episcopale Italiana non appoggerà la raccolta firme per l’abrogazione della legge.

Se l’omofobia dilaga, non mancano i grandi e piccoli gesti a favore dell’uguaglianza. Come quello dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, che ha inserito tra i punti del suo documento politico anche la lotta contro l’omofobia. O come il nuovo accordo sindacale stipulato dalla ditta BTicino, che prevede per le coppie omosessuali sposate all’estero il medesimo trattamento delle coppie eterosessuali sposate. Infine buone notizie anche dalla magistratura. Avevamo raccontato del caso della coppia di uomini che a Torino era stata costretta a vendere il loro appartamento per gli insulti e le violenze omofobe dei vicini: ebbene il processo intentato dalla coppia si è concluso con la condanna del vicino al carcere e a corrispondere un risarcimento.

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Negli Usa e in Perù il governo vuole negare il diritto all’aborto

Il diritto all’aborto continua ad essere minacciato sia al nord che al sud del mondo. L’ultima brutta notizia arriva dagli Stati Uniti: nello stato dell’Oklahoma è stato appena approvato un progetto di legge, del senatore repubblicano Nathan Dahm, per cui i medici che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza compiono un reato. È la prima volta che negli Usa si cerca di rovesciare la sentenza della Corte Suprema del 1973 che ha legalizzato l’aborto.

In Perù, invece, le femministe si battono contro la riforma del codice penale: il nuovo testo stabilisce che le donne che abortiranno dopo uno stupro saranno punite. La commissione del Congresso ha rigettato la richiesta di revisione, ma le attiviste della campagna “Déjala Decidir” (lasciala decidere) stanno continuando a manifestare.

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Bandito dai giornali il termine “baby squillo”

L’ordine nazionale dei giornalisti ha deliberato in assemblea che “l’uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione baby squillo” è una “inammissibile violazione” della Carta di Treviso, cioè la carta deontologica dei giornalisti per la tutela dei minori. L’Odg ricorda, perché purtroppo c’è ancora bisogno di farlo, che “le bambine sono le vittime e gli uomini che abusano di loro, i pedofili, sono i colpevoli“, aggiungendo che “scambiare le vittime con i colpevoli dà luogo ad una informazione falsa e fuorviante”. Il documento è una conquista del gruppo GiULiA (Giornaliste unite, libere, autonome) che da anni chiedeva il bando di questa espressione. La petizione online di Mila Spicola aveva raccolto oltre 30mila firme.

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Sessismo in politica: appello delle ex ministre francesi

Diciassette ex ministre della Repubblica francese, di diversi schieramenti politici, hanno firmato un appello per dire basta al sessismo ed alle molestie sessuali nella politica e non solo. Tra i nomi c’è anche la presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. L’iniziativa è nata dopo le accuse e l’inchiesta per molestie aperta nei confronti del leader dei Verdi, il deputato Denis Baupin, costretto a dimettersi dalla vicepresidenza dell’Assemblea nazionale. Le proteste sono avvenute anche in piazza: dozzine di politiche ed attiviste femministe hanno manifestato davanti al parlamento. Il clima sessista nella politica francese non è una novità, riporta il quotidiano britannico Guardian, infatti anche lo scorso anno 40 giornaliste hanno firmato una petizione per protestare contro le continue molestie di alcuni politici. Alcune di loro, hanno denunciato di essersi sentite dire che non mostravano abbastanza scollatura o di aver ricevuto messaggi che le invitavano a uscire o commenti inappropriati sull’abbronzatura.

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Il tabù delle mestruazioni

La rivista Internazionale ha messo in copertina il tema delle mestruazioni, riaprendo il dibattito sulle tasse sugli assorbenti, la cosiddetta “tampon tax“, e le discriminazioni subite dalla donne. In molte parti del mondo le mestruazioni, infatti, sono ancora un tabù e un pretesto per discriminare le donne: ciò comporta gravi conseguenze sanitarie, economiche e sociali. La battaglia, come abbiamo già riportato più volte (qui qui), è cominciata in molte parti del mondo: in Gran Bretagna, in Italia, negli Stati Uniti e tanti altri paesi, le donne hanno creato petizioni, campagne di sensibilizzazione e proteste per chiedere che gli assorbenti non siano tassati come beni di lusso o come beni superflui.

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