Feminist news: rassegna stampa dal 28 maggio al 2 giugno 2016

Femminicidi: drappi rossi alle finestre per la campagna #Saranonsarà
Immagine di @rbuzzacchino su Twitter

Femminicidio di Sara, tra speculazioni, silenzi e drappi rossi

Lo scorso fine settimana l’ennesimo femminicidio ha scosso l’Italia: Sara di Pietrantonio, 22 anni, è stata uccisa e data alle fiamme a Roma dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, guardia giurata di 27 anni, reo confesso: “L’ho uccisa io, non sopportavo che fosse finita”. Il tragico episodio è stato riportato dai giornali con la consueta morbosità e superficialità: c’è chi ha parlato di “troppo amore”, chi ha fatto dire a una madre spezzata dal dolore che lui “era geloso, ma anche gentile e premuroso”, fino al vergognoso titolo di Libero sulla “ragazza arrostita”, per cui è stata chiesta la radiazione dall’albo dei giornalisti del direttore Vittorio Feltri, per niente pentito della scelta. Questo delitto, però, ha scatenato un’ondata di indignazione ben maggiore rispetto a tanti altri femminicidi ugualmente efferati (l’ultimo caso: un uomo che a Bologna ha avvelenato la compagna incinta con della soda caustica, riducendola in fin di vita): a colpire l’opinione pubblica è stato che, come sottolinea Alberta Ferrari, Sara è morta anche a causa dell’indifferenza. La ragazza, infatti, ha chiesto aiuto alle auto di passaggio ma nessuno si è fermato o ha chiamato le forze dell’ordine. Un fatto su cui tutti e tutte dovremmo interrogarci: forse nonostante i numeri che parlano di un vero e proprio problema sociale, continuiamo a pensare che la violenza di genere sia un fatto privato? Per fortuna c’è chi continua ad alzare la voce: come la deputata di Sel Celeste Costantino che ha chiesto alla neo-ministra alle Pari Opportunità di farsi sentire. E come le attiviste che hanno organizzato presidi in tutta Italia con l’hashtag #Saranonsarà, chiedendo di esporre alle finestre o di indossare indumenti e drappi rossi per sensibilizzare sui femminicidi.

Il centro antiviolenza “Colasanti Lopez” di Roma rischia lo sfratto

In questo clima, in cui si dovrebbero investire risorse nelle realtà che si occupano di lotta alla violenza di genere e forniscono assistenza alle donne abusate, arriva la notizia che il Comune di Roma vuole chiudere lo storico centro antiviolenza “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez” attivo dal 1997. Lo rende noto un comunicato di BeFree, la cooperativa che gestisce il servizio: l’edificio in cui si trova il centro, pur essendo gestito dal Comune, è di proprietà della Regione Lazio che sta reclamando il pagamento di 20 anni di usufrutto. Il Comune non avrebbe la possibilità di saldare il debito: se non si dovesse trovare un accordo il centro antiviolenza rischia di chiudere entro il 30 luglio e per questo ha lanciato un appello alle istituzioni.

Milano, Torino, Roma: se l’uguaglianza delle persone lgbti fa ancora paura

Giugno, la fine della scuola si avvicina e il pensiero è rivolto alle vacanze. Ma c’è già chi pensa al prossimo anno scolastico. È il caso della Regione Lombardia, che organizza uno “Sportello famiglia” contro la “teoria del gender” e a favore della famiglia “tradizionale”: i genitori preoccupati per il presunto indottrinamento dei loro pargoli potranno chiamare per ricevere aiuto. Una maggiore uguaglianza fra tutti i cittadini e le cittadine fa proprio paura. E non solo a certi genitori, ma anche all’impiegato dell’Atc, l’azienda che gestisce le case popolari di Torino, che di fronte alla reiterata richiesta di una casa fatta da una coppia di donne, ha opposto la sua obiezione di coscienza alla legge sulle unioni civili”. La legge, per fortuna, non prevede nessun diritto all’obiezione e la direzione dell’Atc ha aperto un’inchiesta interna e sollevato il lavoratore dall’incarico.

I temi dell’uguaglianza rainbow entrano anche in campagna elettorale. È notizia di questa settimana che dai programmi elettorali di Virginia Raggi, candidata alla guida della Capitale per il M5s, siano scomparsi i riferimenti ai diritti delle persone lgbti e alla lotta contro il bullismo omofobico, forse per paura di alienarsi il favore del Vaticano e degli elettori della destra. E intanto Facebook, con la sua discutibile policy, blocca la pagina dell’ex portavoce del movimento per i diritti lgbti I Sentinelli di Milano, Luca Paladini, ora candidato per il consiglio comunale della città. La motivazione? Omofobia. Il meccanismo di Facebook avrebbe bloccato il profilo per l’uso (ironico) della parola “frocio” e forse per le numerose segnalazioni. L’incidente è finito su molte testate online, trasformando quello che a pochi giorni dalle elezioni poteva essere un danno in maggiore visibilità.

Stuprata da 30 uomini: le donne brasiliane dicono basta

In Brasile migliaia di donne sono scese per le strade per chiedere che siano prese misure per combattere la cultura dello stupro e la violenza di genere. L’ondata di proteste è stata scatenata dall’indignazione e la rabbia per il terribile caso della giovane donna violentata da più di 30 uomini in una favela di Rio de Janeiro. La notizia si è sparsa a seguito della pubblicazione di un video dello stupro pubblicato su Twitter dagli aggressori. Prima che sulle strade la protesta è partita online e sui social media con centinaia di video e messaggi con gli hashtag #‎Estupronuncamais (mai più stupro), #‎30contratodas (30 contro tutte), #‎EstuproNaoÉCulpaDaVitima (lo stupro non è colpa della vittima). La giovane donna violentata ha risposto su Facebook ringraziando per la solidarietà ricevuta.

Proteste contro la cultura patriarcale stanno montando anche in altri paesi sudamericani: questa settimana sono scese in piazza le argentine, mentre il 24 aprile migliaia di donne avevano riempito le strade di Città del Messico.

Johnny Depp accusato di violenza: scatta il sessismo

L’attrice Amber Heard ha fatto richiesta di divorzio da Johnny Depp e l’ha denunciato per violenza domestica, ottenendo un ordine restrittivo che impedisce all’attore di avvicinarsi a meno di cento metri dalla moglie. L’attore ha negato le accuse e affermato che Amber Heard starebbe mentendo per impossessarsi di parte del suo patrimonio. Molti fan, colleghi, l’ex compagna Vanessa Paradis e molti giornali hanno preso le difese dell’attore, descritto come un uomo amorevole e mai violento mentre Amber Heard sarebbe una donna manipolatrice e infedele, anche perché dichiaratamente bisessuale. Su Twitter è nato l’hashtag #IstandWithJohnny (io sto con Johnny),  poco dopo seguito da #IstandWithAmber e le dichiarazioni a favore di una parte e dell’altra continuano a susseguirsi. Ancora una volta, però, il fronte più compatto e visibile è quello che ha preso le difese dell’accusato, mentre pregiudizi, sessismo e illazioni screditano le accuse della presunta vittima, colpevole – a quanto pare – di essere donna, più giovane, meno ricca e famosa del coniuge e per giunta bisessuale (quindi, secondo i pregiudizi, promiscua): tutti elementi, che, come ha spiegato molto bene Laura Bates, la rendono automaticamente meno credibile della controparte maschile.

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