Feminist news: rassegna stampa dal 9 al 14 aprile 2016

Foto della serie "The Feminist Photos" di Liora K
Foto della serie “The Feminist Photos” di Liora K

Aborto, l’Europa striglia l’Italia. Ma il Governo nega

In Italia abortire è un problema. Lo sanno tutte le italiane che hanno fatto (o provato a fare) ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza e lo sanno all’estero, dove si è parlato nei mesi scorsi dell’imbarazzante 70% di media di obiettori negli ospedali pubblici. L’unica che finge di non sapere è la ministra della Salute: anche dopo che nei giorni scorsi il Consiglio Europeo, accogliendo un ricorso della Cgil, ha confermato le “notevoli difficoltà per accedere al servizio” e le discriminazioni nei confronti dei non obiettori, il governo ha replicato quello che aveva già affermato tre mesi fa: nessuna criticità, tutto nella norma. Eppure è la seconda volta che viene accolto un ricorso sul rispetto del diritto all’aborto in Italia: la prima volta fu nel 2014 su richiesta della ong International Planned Parenthood Federation e dalla Laiga.

Per fortuna arriva una buona notizia dalla Polonia: il governo ha ritirato la proposta di legge per limitare ulteriormente una già restrittiva legge sull’interruzione volontaria di gravidanza dopo le accese proteste dei giorni scorsi.

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Congedo per le vittime di violenza ancora solo sulla carta

Il Jobs Act, la nuova riforma del lavoro del governo Renzi, prevede il congedo per le donne vittime di violenza che intraprendono percorsi di protezione, ma questa norma nei fatti non è ancora attuabile. Lo denuncia D.i.Re., la rete dei centri antiviolenza, che in un comunicato spiega come “la responsabilità della mancata esigibilità ricade interamente sull’Inps nazionale, che non ha ancora emanato in proposito la circolare applicativa”. Il fatto è particolarmente grave perché il provvedimento è previsto per ora solo in via sperimentale per tre anni: solo al termine di questo periodo diventerebbe eventualmente strutturale. E’ dunque urgente iniziare ad applicarlo il prima possibile, per capirne le conseguenze e le criticità nel lungo periodo.

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Leggi anti-lgbti in Usa: proteste e boicottaggi

Dopo il North Carolina, anche il Mississippi ha varato una legge contro le persone lgbti. I due provvedimenti comprendono: l’obiezione di coscienza da parte dei funzionari pubblici riguardo ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, l’imposizione di politiche aziendali che seguano i dettami religiosi del datore di lavoro, l’obbligo per le persone transessuali di usare i servizi del loro sesso biologico. Insomma omotransfobia fatta legge.

Per fortuna in entrambi i casi, la reazione della comunità internazionale non ha tardato a farsi sentire, con proteste e boicottaggi. Personalità del mondo dello spettacolo, da Ellen de Generes a Sharon Stone, si sono schierate contro la legge del Missisippi, dove Bryan Adams ha annullato il proprio concerto, come aveva fatto poco prima Bruce Springsteen in North Carolina, seguito da Ani di Franco.  Deutsche Bank ha ritirato gli investimenti promessi per una nuova sede, Apple ha pubblicato una dura lettera aperta contro il provvedimento del Missisippi e uno dei maggiori siti porno, Xhamster, ha bloccato l’accesso a tutti gli IP del North Carolina.

Queste reazioni dimostrano che qualcosa nella società occidentale sta davvero cambiandoAnche in Italia fioriscono le iniziative a favore delle persone lgbti: a Milano un edificio confiscato alla Mafia diventerà una casa di accoglienza per le vittime dell’omotransfobia, mentre all’Università di Cagliari studenti e studentesse transessuali potranno avere un doppio tesserino, per usare le proprie generalità anche quando non corrispondono ai documenti ufficiali.

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Parità nello sport: nuova proposta di legge

La parlamentare Beatrice Brignone di Possibile presenterà una nuova proposta di legge per equiparare il trattamento delle atlete a quello degli atleti nello sport professionistico e proibire le discriminazioni di genere. La proposta se approvata permetterebbe finalmente alle atlete, condannate al dilettantismo per legge, di vedere riconosciuto il proprio status e di godere di tutele pensionistiche e sanitarie, come richiedono da tempo.

Richieste simili sono state avanzate con la campagna #equalplayqualpay anche dalle calciatrici Usa, pagate meno dei loro colleghi: Becky Sauerbrunn ha annunciato che lei e le sue compagne della nazionale, campionesse del mondo in carica, boicotteranno le Olimpiadi di Rio se non sarà raggiunta la parità salariale.

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Stipendi: per lo stesso reddito le donne lavorano 4 mesi in più

A proposito di parità salariale, il 12 aprile negli Stati Uniti è stato l’Equal Pay Day, il giorno in cui gli stipendi delle donne raggiungono la somma guadagnata dagli uomini nell’anno precedente: ci vogliono 16 mesi per una donna per guadagnare quanto un suo collega in 12. Le differenze salariali negli Usa nel 2015 sono peggiorate passando dal 66% al 64% mentre in Europa si registra una generale resistenza all’ingresso delle donne nei posti di rilievo, come testimoniato da uno studio di Ewsdge e Comunità Europea.  Oltreoceano alcune grosse aziende come Facebook, Amazon e Microsoft hanno adottato precise politiche di uguaglianza di genere nelle assunzioni e nei pagamenti, misure auspicate anche dallo studio Ewsdge.

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