Feminist News: giudici contro i matrimoni egualitari, lavoratrici pagate meno e femministe transfobiche

Rassegna stampa dal 23 al 29 ottobre 2015

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Matrimoni egualitari, no alla trascrizione

Mercoledì il Consiglio di Stato ha anullato le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, dando ragione al ministro dell’Interno Alfano e capovolgendo così le precendenti sentenze dei Tar. Le motivazioni si basano su un’interpretazione restrittiva del dettato costituzionale e del codice civile (la costituzione non specifica all’art 29 il sesso dei contraenti matrimonio), sottolineando che la diversità di sesso è condizione necessaria perché l’atto sussista. Come spiega Rete Lenford, la decisione si pone in contrasto con le sentenze di Cassazione che riconoscevano la validità di questi matrimoni. Parlando di “opportunità” e di impossibile equiparazione tra matrimonio e legami omosessuali (anche se si trattava di trascrizioni, non di riconoscimenti, come sottolinea Matteo Winkler), la sentenza sconfina nel politico, sensazione acuita da fatto che il presidente del Cds sarebbe, secondo il Corriere della Sera, legato all’Opus Dei e che uno dei giudici, Deodato, è un aperto sostenitore delle Sentinelle in piedi. Non crediamo che ci sia spazio per chiederne le dimissioni, ma riconosciamo l’esistenza di un problema etico: ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma chi ricopre una funzione che richiede la maggiore imparzialità possibile, dovrebbe evitare di schierarsi apertamente.

Due dati rimangono: il primo è il vuoto legislativo in materia, che ci è costato la condanna alla corte di Starsburgo come ribadito dal Ministro Orlando, l’altro è il clima reazionario e retrivo di quella parte della società legata alla Chiesa Cattolica che vuole fortemente che le persone Lgbti continuino a essere discriminate.

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Il reddito è una questione di genere. Il divario non si chiude

Il divario di reddito di genere in Italia è ben lontano dal chiudersi, lo dimostrano i dati pubblicati dal Sole 24 ore: ancora oggi nessuna professione sfugge alla disparità di reddito tra donne e uomini, che continuano ad avere salari più alti. Ciò che è più allarmante è che le donne sono pagate di meno anche nei settori prevalentemente “femminilizzati”, come l’infermieristica: tra gli infermieri le donne, pur essendo quasi il triplo degli uomini, guadagnano in media un 10 per cento in meno. I dati mostrano che le donne non solo guadagnano di meno, ma sono state maggiormente colpite dalla crisi. Dal 2009 al 2013 i redditi sono calati per tutti ma sempre in maniera maggiore per le donne (ad esclusione della professione veterinaria). Il record del divario di genere tra professionisti spetta alle avvocate, che nel 2013 hanno guadagnato in media il 58 per cento in meno degli uomini. Non se la passano certo meglio le architette e le commercialiste che guadagnano il 50 per cento in meno dei colleghi maschi.

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Gender: genitori, andate a scuola (e leggete)

È forse il sunto della vicenda che ha visto protagonista una bambina di Massa Carrara e i suoi genitori, che l’hanno tolta dalla scuola pubblica per iscriverla a una scuola paritaria cattolica (sì, quelle che finanziamo con le nostre tasse). Motivazione? Si insegna il “gender” a scuola! E tramite le favole! Il libro incriminato è La Principessa e il Drago, dove è la ragazza a salvare il principe dal mostro che lo ha rapito. Il libro è stato adottato da ormai due anni nelle scuole che hanno aderito all’iniziativa per la promozione dell’uguaglianza di genere, Liber* Tutt*, finanziato dalla Regione Toscana. I genitori della bambina, in barba alla libertà di insegnamento, si sono detti scandalizzati per il contenuto “gender” del libro e per non essere stati consultati (anche se l’adesione al progetto era nota). Il pericolo? Al solito, quello di trasformare i maschi in femmine e le femmine in maschi. Forse sarebbe davvero il caso che certi genitori tornassero a studiare per capire che non esiste l’ideologia gender e non ci sono complotti contro il mondo, ma solo la voglia di insegnare a bambini e ragazzi il rispetto reciproco.

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Germaine Greer scivola sui diritti delle donne transgender

La femminista storica Germaine Greer, autrice di L’eunuco femmina, è stata ancora una volta al centro di polemiche per le sue posizioni transfobiche. La nuova diatriba è scattata dopo che la studiosa, ha ritirato la sua partecipazione a una lezione pubblica all’Università di Cardiff, dopo che una studentessa ha organizzato una petizione perché le venisse negato il diritto di parlare, accusandola di misoginia per le sue dichiarazioni sulle donne transgender, che la Greer non considera “vere” donne. La femminista ha dichiarato di non voler più partecipare perché stanca delle polemiche, per poi mandare a una trasmissione televisiva britannica a cui era stata invitata, una nota offensiva, colorita e transfobica, nella quale ha ribadito la sua posizione escludente nei confronti delle donne transgender.

Pensiamo che la dichiarazione di Germaine Greer, sia misogina, transfobica e appartenga al passato: per noi il femminismo ha bisogno di essere intersezionale ed inclusivo. A quelle donne che pur definendosi femministe condividono le posizioni della Greer, chiediamo: chi siamo noi per dichiarare chi è una donna e chi non lo è?

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Molestie in rete, dibattiti cancellati dopo minacce

Chiudiamo la rassegna di questa settimana con una nuova vicenda del dibattito sulla rappresentazione delle donne nei videogiochi e nel mondo online al centro delle discussioni del settore. Gli organizzatori del SXSW (South by Southwest), uno dei più grandi festival al mondo che si occupa di musica, tecnologia e cinema, hanno annunciato che nell’edizione di marzo cancelleranno due degli incontri previsti a causa di “minacce di possibili violenze” arrivate online. La beffa sta però nel fatto che i panel cancellati, dovevano proprio parlare delle molestie nel mondo dei videogiochi ed erano composti da relatrici donne. Alcune femministe, impegnate nel dibattito per fare il modo che il mondo della tecnologia diventi più inclusivo e sicuro per le donne, si sono opposte alla decisione ed hanno chiesto a gran voce, che gli organizzatori riconsiderino la cancellazione degli incontri. Perché, dicono, in questo modo stanno solo rinforzando chi con le minacce vorrebbe coprire la voce delle donne nella tecnologia.

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