Feminist news: educazione e occupazione contro la violenza, la battaglia per le donne in Corte costituzionale

Rassegna Stampa dal 20 al 26 novembre 2015

violenza

La violenza contro le donne e l’educazione al rispetto

Il 25 novembre è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (per i quali l’Onu ha indetto sedici giorni di attivismo fino al 10 dicembre), una giornata spesso inondata da retorica e da stereotipi (la violenza come sola violenza fisica, la donna come vittima) che rafforzano la cultura che si dovrebbe combattere. Eppure quella dei maltrattamenti (fino alla forma estrema del femminicidio, di cui l’ultimo compiutosi proprio il 25 a Perugia: una donna uccisa dal marito a colpi di fucile) è un fenomeno estremamente diffuso e preoccupante, come sottolineano i dati dell’Istat: sintomo non solo che molti uomini attuano questi comportamenti, ma soprattutto di una cultura che rende tali forme accettabili. È proprio su questo terreno che bisogna attuare un cambiamento, cominciando dalla denuncia anche delle piccole molestie e dei comportamenti meno eclatanti, dall’educazione al rispetto, come stiamo provando a fare anche noi con la nostra campagna #anchequestaèviolenza, a cui hanno già partecipato molte donne inviandoci le loro testimonianze. Dobbiamo muoverci noi tutt*, visto che la politica è spesso assente o in forte ritardo.

La lotta contro la violenza comincia dal lavoro

Sempre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne la Presidente della Camera Laura Boldrini in un’intervista, ha affermato che per uscire dalla crisi economica, è necessario rilanciare l’occupazione femminile, ricordando che le italiane sono tra le donne dell’Unione Europea che lavorano meno. Una maggiore occupazione le renderebbe indipendenti economicamente e le allontanerebbe dalla violenza domestica, ma per farlo serve un’equa divisione dei doveri familiari, servizi statali di supporto e un congedo parentale adeguato. Inoltre la Presidente ha insistito sulla necessità di un cambio culturale perché le leggi da sole non bastano. L’Italia è ben lontana dall’introduzione di un congedo parentale condiviso tra i genitori. Un emendamento alla legge di Stabilità, ha solo prorogato fino al 2016, facendolo passare da un giorno a due, il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, introdotto in via sperimentale dalla riforma Fornero.

Sul cruciale tema del lavoro e dell’indipendenza economica Rossella Di Benedetto, un’operatrice sociale, ha lanciato una petizione online per chiedere alle associazioni di categoria – Confindustria, Confesercenti, Confartigianato, Confapi, Legacoop, Coldiretti, Assoturismo – di avviare delle convenzioni tra aziende e centri antiviolenza per offrire percorsi di inserimento lavorativo alle donne, perché il lavoro è fondamentale per aiutarle a liberarsi dal giogo della violenza.

Le afghane si ribellano

La serie di recenti atti di violenza contro le donne afghane sembra aver dato nuova linfa al movimento femminile del paese. Negli scorsi mesi numerose donne hanno partecipato a proteste nelle strade delle principali città, nonostante i pericoli e le conseguenze a cui andavano incontro. L’ultima manifestazione è avvenuta nella capitale, dove alcune donne sono scese in piazza portando le bare di sette persone decapitate (tra cui due donne e un bambino) – compito normalmente destinato agli uomini – per protestare contro questo atto di violenza e chiedere la protezione del governo. Altri atti dimostrativi sono avvenuti a marzo dopo che una folla di uomini aveva linciato la ventisettenne Farkhunda a Kabul (ne abbiamo parlato qui), e il mese scorso quando un gruppo di uomini aveva lapidato a Ghor la giovane Rokhshana per adulterio.

Sicuramente il movimento delle donne non è ancora dominante nell’opinione pubblica, scrive il Guardian, ma sono sempre di più le donne che trovano il coraggio di scendere in piazza con il rischio di venire poi aggredite o prese di mira. In seguito alle proteste molte delle attiviste sono state costrette a scappare dalle proprie case per paura o sono state vittime di aggressioni da parte dei talebani.

Vogliamo tre donne alla Corte Costituzionale

Il 26 novembre per l’ennesima volta il Parlamento non è riuscito ad eleggere i tre membri della Corte Costituzionale necessari per completare l’organico della consulta. Si tratta della 27esima votazione andata a vuoto, una situazione definita illegale dal Partito Radicale che dal 13 del mese protesta con lo sciopero della fame di parte dei suoi parlamentari. I candidati delle 27 tornate sono stati tutti uomini e dal 1946 solo 5 donne hanno fatto parte della Corte, 4 elette dal Presidente della Repubblica e una sola dal Parlamento. La Rete di avvocatura per i diritti Lgbt Lenford ha lanciato un appello a parlamentari, organismi di parità, associazioni, giornalisti e chiunque possa incidere sull’opinione pubblica “per un’esperienza reale di democrazia e rispetto dell’uguaglianza affinché le prossime elette siano tre donne.  È necessario infrangere il soffitto di cristallo, la barriera sociale e culturale invisibile che impedisce alle donne l’accesso a posizioni di potere e la parità: “Ancora una volta, il merito e la professionalità delle donne non vengono presi in alcuna considerazione”.

Matrimoni egualitari e adozioni in Europa, a Roma nasce Refuge Lgbt

Questo giovedì a Cipro è stata approvata la legge sulle unioni civili, che stabilisce diritti e doveri per tutte le coppie che desiderano sottoscrivere il patto, con 39 voti contro 12. La legge non permette le adozioni alle coppie unite civilmente, anche se i single ciprioti possono adottare. In Portogallo, invece, dove il matrimonio egualitario è legge dal 2010, manca solo la firma del Presidente Silva perché le adozioni per le coppie omosessuali diventino realtà, già approvate dai partiti di sinistra e da gran parte del centrodestra. La legge permetterebbe alle coppie di donne di beneficiare della fecondazione assistita, mentre dal 2013 è in vigore la stepchild adoption che concede l’adozione del figlio del o della partner.  

In Italia la discussione sui matrimoni egualitari è arenata e l’adozione sembra fantascienza, ma dove la politica perde tempo la società civile agisce: a Roma la Croce Rossa aprirà la prima casa di accoglienza temporanea contro l’isolamento dei giovani Lgbt. La casa si chiamerà Refuge Lgbt e verrà ospitata in una casa famiglia romana, fornendo assistenza psicologica, progetti di reinserimento professionale e supporto legale. Fortemente voluta da Gay Center e finanziata da donazioni e da un bando per startup, garantirà rifugio immediato da 2 ai 6 mesi. Per sostenere Refuge Lgbt  si può fare una donazione alla Croce Rossa di Roma con Paypal tramite questo link o con bonifico su IBAN: IT 70 S 05018 03200 000000214707.

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