Volevo solo giocare a biliardino: giochi e stereotipi di genere

Giochi: un'immagine del biliardino
Immagine da 4ever.eu

Il Natale ha il potere di riesumare i ricordi di infanzia, un calderone pieno di momenti significativi, positivi o negativi che siano, pronto a riprendere forma.

Sono nata e cresciuta in una cittadina sul mare di nome Termoli. Per le persone che la conoscono scattano almeno quattro associazioni mentali: Paese Vecchio, zuppa di pesce, casello autostradale, FIAT. Io sono figlia di un “fiattista” e ogni anno attendevo il Natale con maggiore entusiasmo perché per i figli e le figlie dei “fiattisti” era previsto un regalo da parte dell’azienda.

Ed ecco un ricordo di infanzia indelebile, nitido come se fosse avvenuto ieri.

Mi stavo recando nella grande fabbrica con mio padre. C’era un’intera stanza adibita alla consegna dei regali. Avvicinandomi vidi un bambino con un regalo enorme, ben visibile. Uno dei miei sogni: il biliardino, ai più noto come calcio balilla.

Mi si illuminò il volto, ero felicissima. Allungai il passo quasi trascinando mio padre che sorrideva vedendomi felice. Consegnai il mio coupon a un signore, che si voltò afferrando il mio regalo e me lo consegnò augurandomi buon Natale.

A quel punto la mia espressione cambiò. Non era il biliardino ma una fashionissima bambola principessa. Sì, va bene, questa era l’altra opzione, ma io non la volevo.

Timidamente, glielo dissi.

– Veramente io non voglio la bambola, vorrei il biliardino.
– Ma questo è il tuo regalo.
– Vorrei cambiarlo con il biliardino.
– Ma come? È l’ultimo modello uscito, non ti piace?
– No, a me piace il biliardino. Posso cambiarlo?
– Non si può.
– Perché?
Perché tu sei una femminuccia, alle femmine spetta la bambola.

A quel punto era chiaro che la trattativa era finita. Ringraziai, presi il mio regalo e uscii mestamente. Con la bambola ultimo modello, super vamp sottobraccio e una delusione infinita sul volto.

Tornando a casa mi domandai per tutto il tempo perché, perché dovevo giocare con una cosa che non mi piaceva, perché non potevo scegliere, perché esistono i giochi per maschi e i giochi per le femmine. Chi l’ha stabilito?

Non capivo. A casa mia lo sapevano che non amavo giocare con le bambole e nessuno me le regalava. A me piacevano le costruzioni, i giochi di società, quelli all’aria aperta e naturalmente il calcio. Ma non sta bene che una bambina giochi a calcio o a biliardino, mi dicevano.

Che male c’è? Me lo chiedevo continuamente e mi sentivo rispondere un insopportabile e insoddisfacente “perché è così“.

Mi sentivo sola, sbagliata. Evidentemente c’era qualcosa che non andava in me se tutte le mie amiche invidiavano da morire quel regalo che avevo ricevuto, mentre per me era un noioso e inutile soprammobile.

Non oso immaginare come potesse sentirsi un bambino a cui magari del biliardino e del calcio non fregava niente, ma si sarebbe divertito un mondo a poter avere quella bambola come compagna di giochi. Inutile dire come lo avrebbero apostrofato.

Sia chiaro, non c’è nulla di male se una bambina gioca con le bambole e un bambino gioca con il biliardino, ma perché non considerare altrettanto naturale il contrario?

Perché non poter scegliere liberamente?

Giochi: Riley in un negozio di giocattoli di fronte a una schiera di bambole rosa
In un famoso video la piccola Riley attacca il marketing per bambini: “Perché tutte le ragazze devono comprare cose rosa e tutti i ragazzi devono comprare cose di colore diverso?”

Ora a distanza di tanti anni mi innervosisce ancora questa cosa. Quando vedo dei bambini che possono giocare con i giochi che desiderano, senza quelle odiose distinzioni, sorrido.

Perché sono liberi dalle gabbie mentali di una società che ama gli schemi e che fa in modo che uscirne sia un percorso doloroso e pieno di ostacoli. Sono liberi dai pregiudizi degli adulti.

Ancora adesso questa distinzione è molto marcata. Entrate in un negozio di giocattoli e guardate i giochi come sono divisi. Giochi da maschi e giochi da femmine.

I maschietti sono quelli che amano le cose avventurose, i supereroi, lo sport e le macchine, mentre per le femminucce ci sono tutte le possibili riproduzioni di strumenti di lavoro casalinghi e un vasto campionario di bambole. Con tanto di divisioni cromatiche azzurro-rosa.

C’è anche altro, fortunatamente, ma il maschio-azzurro/femmina-rosa va ancora per la maggiore e ricalca ruoli di genere che ormai trovano sempre meno corrispondenza nella “vita vera” ma hanno un impatto fortissimo nell’immaginario e nella formazione dei bambini e delle bambine.

Per questo motivo sono nati tantissimi progetti per combattere la rigida divisione di giocattoli per genere voluta dal marketing.

Ad esempio Let toys be toys (tradotto: “lascia che i giocattoli siano giocattoli”), una campagna partita da un gruppo di genitori del Regno Unito per chiedere alle aziende produttrici, alle case editrici e ai negozi di etichettare i giochi e i libri non per genere maschile e femminile ma per tipo e funzione. “Non è ora che i negozi smettano di limitare l’immaginazione dei bambini dicendo loro con cosa dovrebbero giocare?”, si legge nel loro sito.

In Italia, l’associazione culturale ComunicAttive ha preparato una simpatica guida dedicata agli adulti “per salvarsi dai giochi sessisti” che potete scaricare qua.

“I bambini e le bambine hanno bisogno di una moltitudine di modelli per scegliere i propri. Come possono – si chiedono – crescere e sviluppare la propria personalità, se fin dall’infanzia hanno a disposizione un solo schema in cui identificarsi e con cui costruire relazioni?”.

A rimetterci di più sono, naturalmente, le bambine.

Il perché ce lo spiega Judith Elaine Blakemore, docente di psicologia dell’università dell’Indiana e ricercatrice sullo sviluppo dei ruoli di genere, che in questa intervista spiega come i giochi destinati ai maschi incoraggino le capacità cognitive, accademiche, musicali e artistiche molto più di quelli destinati alle femmine.

Per questo sono nate linee di giochi per le bambine che trattano temi e argomenti tradizionalmente considerati prerogativa dei maschi. Come A mighty girl (tradotto: “una ragazza potente”), che propone giochi per future dottoresse o scienziate, costruzioni, giochi sullo sport e l’avventura, bambole di donne da prendere a modello e libri con protagoniste attive e assertive.

I giochi sono un elemento fondamentale nella crescita di un bambino e di una bambina e possono aiutare a superare certi schemi e stereotipi prestabiliti, duri a morire.

Perciò quando stiamo per comprare un regalo per una bambina o un bambino, ricordiamoci che quando sei piccola/o l’unica cosa a cui pensi quando sei di fronte a un giocattolo che attira la tua curiosità, qualunque esso sia, è che ti piacerebbe giocarci.

La realtà è che non esistono giochi per bambini e giochi per bambine. Esistono giochi. E c’è un’unica cosa che conta quando si gioca: essere felici.

1 COMMENTO

  1. le donne si laureano più dei maschi quindi le loro capacità cognitive credo siano intatte, giocare con una bambola (supervamp o meno) non ti renderà un’adulta cretina o incapace di diventare un artista o una scienziata. Detto questo, bambini e bambine devono poter giocare con ciò che vogliono: che tu sia maschio o femmina se ti piace la bambola supervamp devi poterci giocare, se ti piace il biliardino devi poterci giocare, e se ti piacciono entrambe le cose devi poterci giocare quindi nella sostanza sono d’accordo col post

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