Scontro sull’utero in affitto: è così che il femminismo muore

utero

Per me femminismo è, prima di tutto, autodeterminazione della donna, possibilità e libertà di scelta per tutto ciò che riguarda la mia persona. Anche quando la mia scelta possa essere ritenuta dagli altri sbagliata, immorale, incomprensibile: dare la libertà di disporre del proprio animo, cuore e corpo nei limiti entro cui questo non lede il diritto altrui all’autodeterminazione.

Questo è il primo motivo per cui la crociata contro la gestazione per conto di altri (GpA, chiamata anche “utero in affitto” o “maternità surrogata”), promosso dal gruppo “Se non ora quando – Libere” dalle pagine di Repubblica non mi piace. Anzi, lo trovo controproducente, politicamente miope e pericoloso.

Partiamo dai fatti: la gestazione per conto di altri in Italia è vietata dalla legge 40. A dispetto dell’idea comune, non vi ricorrono solo le coppie gay che vogliano avere una famiglia, ma soprattutto le coppie eterosessuali, eppure è sempre in relazione alle prima che se ne parla (e anche in questo caso, è evidente che sono queste coppie, già abbondantemente discriminate, che si vuole colpire).

Quale autodeterminazione?

Trovo che l’appello di Che Libertà (il progetto che raccoglie le firmatarie e i firmatari, al grido di “riprendiamoci la maternità”) sia controproducente perché maternalista: io donna occidentale borghese mi permetto di giudicare che cosa sia o cosa non sia “un atto di libertà o di amore”. Chi ha dato a questo gruppo, fra i cui nomi spiccano alcune delle femministe e intellettuali più note del paese, il compito di parlare per tutte le donne italiane e del mondo? Il tono dell’appello, dalle colonne di un grande giornale, riduce ancora una volta chi non può dire la sua a una “condizione di minore età”, dove sono le altre a decidere per te.

Che ci sia anche un problema di come le pratiche per l’utero in affitto siano condotte nei paesi poveri, nessuno lo nega o lo ignora. Ma è anche vero che il problema è molto più complesso: le donne che si prestano a fare figli di altri in cambio di denaro, spesso lo fanno come risorsa estrema. Lo fanno perché, a loro davvero, non è stata garantita la possibilità di scegliere serenamente.

Da femministe, noi dobbiamo lottare perché quella possibilità venga data: eppure ho visto barricate ideologiche e insulti per lo sfruttamento degli organi sessuali e riproduttivi delle donne, molto meno per lo sfruttamento delle mani, degli occhi e di ogni altra parte del corpo di chi è costretta a turni di lavoro massacranti, senza protezioni, senza diritti per garantire a noi brave borghesi della parte più ricca del mondo di comprare comodamente capi alla moda a basso costo.

Si riproduce la stessa sessuofobia di quando si parla di prostituzione: su istanze così delicate ragionare per schemi manichei non porta a nulla.

Una donna che in completa libertà (vale a dire libera da ristrettezze economiche e da disagio di qualsiasi tipo) decide di portare avanti una gravidanza per conto di altri è dunque da condannare? La sua libertà non va bene? E perché?

In questi giorni ho letto chi contrappone la GpA all’adozione, perché se sei sterile dovresti allora adottare (allora, però, voglio vedere gli stessi appelli e le stesse crociate anche contro la fecondazione assistita). L’adozione non è una scelta facile, non è una scelta che si può imporre, ma non è questo il nodo centrale. Nell’appello si dice che i bambini non sono una merce, non si comprano. Allora chiedo a queste brave signore: avete idea di come funzionino la maggioranza delle adozioni internazionali? Né più né meno che come una vera compravendita, spesso onerosissima e che di etico non ha proprio nulla. Almeno cerchiamo di non essere ipocrite.

La strumentalizzazione politica

Ma c’è un problema più grande in questa campagna e mi meraviglia che persone tanto intelligenti e tanto abituate alla politica si siano prestate a un gioco simile. È possibile che a nessuna di loro sia venuto il dubbio del perché una campagna simile sia fiorita proprio adesso? Si parla di ridiscutere la legge 40? No.

La questione della maternità surrogata è venuta fuori qualche mese fa a proposito del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Ne avevamo già parlato su Pasionaria: la GpA era diventato l’argomento della destra per affossare la legge o almeno eliminare le stepchild adoption. Prospettiva che, secondo le indiscrezioni pubblicate da La Repubblica ieri, a due giorni dall’appello di Che Libertà, sembra rivelarsi purtroppo realistica.

Non basta un generico “siamo favorevoli ai diritti dei gay e delle lesbiche” nell’appello per rimediare la situazione: in politica contano i tempi. E questa volta il tempismo delle firmatarie è stato tutto a favore di chi vuole che le persone omosessuali come me continuino a essere discriminate. Noi e soprattutto le nostre famiglie: mentre queste femministe si preoccupano dei bambini che potrebbero essere mercificati, delle donne che potrebbero essere reificate, stanno aiutando a far sì che figlie e figli di tante coppie lgbt italiane continuino a essere orfani di un genitore.

No, non penso come ha fatto Avvenire (e che sia un giornale cattolico e conservatore a difendere l’appello dovrebbe far venire qualche sospetto) che queste femministe siano omofobe, ma che involontariamente stiano contribuendo a conservare un’oppressione sulle persone lgbti, sì. Tanto è vero che le nostre voci, soprattutto quelle di noi donne, femministe e lesbiche sono state quasi completamente esautorate dal dibattito.

Non si accorgono queste femministe che la parte reazionaria, clerico-fascista, del paese le sta sfruttando per affermare che la madre è sacra e inviolabile, che il modello di famiglia è sempre e solo uno? Dal sindacare sull’utero delle altre a rivedere la legge sull’aborto, il passo non è così lungo.

Mi rivolgo a voi direttamente: attenzione, vi stanno sfruttando.

A meno che, ma non voglio pensarlo, non siate conniventi col sistema di potere clerico-fascista.

Il femminismo borghese

Infine trovo pericolosissimo questo modo di intendere il femminismo, perché è classista, colonialista e oppressivo.

È facile da parte di chi ha Potere (ed è innegabile che chi può permettersi di lanciare la propria petizione dall’alto di un quotidiano nazionale ne abbia), di chi appartiene alla classe dominante, ergersi a voce unica e parlare anche per chi, per classe sociale, per minor numero di privilegi, fa fatica a far sentire la propria voce. Un femminismo bianco, borghese, moralista è un femminismo funzionale alla conservazione dello status quo e dell’oppressione delle donne perché invece di liberare, controlla i corpi, che sono da sempre il modo in cui il Potere Capitalista si muove.

Attenzione, signore, è così che il femminismo muore.

 

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