Unioni civili e matrimonio egualitario: cosa succede nel resto d’Europa?

L’approvazione delle unioni civili in Italia è ancora lontana e il disegno di legge originario viene smantellato giorno dopo giorno. Proseguiamo con la nostra serie di riflessioni sul tema, per denunciare il ritardo della nostra legislazione. Dopo la testimonianza di Beatrice sul matrimonio ugualitario , il “pasticciaccio” del parlamento raccontato da Caterina Coppola, e l’approfondimento sulle adozioni e l’utero in affitto, oggi Laura ci spiega qual è la situazione in Unione Europea

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L’Italia non riesce ad approvare il pasticcio della legge Cirinnà per le unioni civili e continua a stazionare nelle retrovie dei paesi dell’Unione Europea in materia di diritti per i cittadini lgbt. Ma qual è la situazione negli altri paesi dell’Unione?

Leggendo l’ultima edizione della Rainbow Map di ILGA Europe, a capo della classifica svetta la Gran Bretagna, superata però recentemente da Malta grazie alle leggi all’avanguardia approvate dal governo laburista dell’isola che introducono il divieto di operare i bambini intersessuali, l’educazione inclusiva dei diritti lgbt e le unioni civili che danno accesso anche all’adozione.

Dove ci si può sposare

Tra i ventotto paesi dell’Unione Europea, sono solo dieci i paesi dove le persone dello stesso sesso possono sposarsi: i Paesi Bassi, primo paese al mondo dove il matrimonio egualitario è diventato legale dal 2001, il Belgio dal 2003, la Spagna dal 2005, la Svezia dal 2009, il Portogallo dal 2010, la Danimarca dal 2012, la Francia dal 2013, la Gran Bretagna (ad eccezione dell’Irlanda del Nord) dal 2014, la Finlandia il cui parlamento ha approvato un disegno di legge su proposta popolare nel 2014 e che celebrerà il primo matrimonio egualitario a marzo del 2017, e infine l’Irlanda che ha introdotto il matrimonio egualitario nel 2015 con un referendum.

 

Dove esistono le unioni civili

In altri paesi dell’Unione Europea è riconosciuta una qualche forma di unione civile, che dà accesso a diversi diritti, ma non sempre gli stessi rispetto al matrimonio che in questi casi rimane esclusività delle coppie eterosessuali.

I paesi che riconoscono le unioni civili sono: la Repubblica Ceca, l’Austria, la Croazia, la Germania, il Lussemburgo, Malta, la Slovenia e l’Estonia con la sua legge di Coabitazione, che entrerà in vigore nel gennaio del 2016. In Ungheria invece – nonostante sia uno dei paesi dove è scritto nella Costituzione che il matrimonio è un istituto esclusivo per persone di sesso opposto – dal 1996 è riconosciuta la Coabitazione non registrata che concede alle persone che vivono sotto lo stesso tetto (dello stesso sesso e non) il diritto di richiedere il proprio riconoscimento, garantendo per esempio la possibilità di accedere al diritto di trasmissibilità della pensione e alcune parti dell’eredità, a condizione che ciò sia scritto anche su un testamento.

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Dove si può adottare

Se invece guardiamo al diritto di adozione il numero dei paesi dell’Unione Europea dove ciò è possibile per coppie dello stesso sesso, scende a solo undici: Belgio, Danimarca, Francia, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Malta, Lussemburgo, Finlandia dal 1 marzo 2017 e Irlanda, impegnata dopo il referendum nel processo di rendere effettiva la legge. In altri quattro paesi (Austria, Germania, Slovenia ed Estonia) dal 2016 l’adozione è permessa solo per figli biologici dei partner (step child adoption). In Croazia, invece, una persona che è entrata in un’unione civile può diventare il guardiano legale del figlio del compagno/a, con di fatto gli stessi diritti di un’adozione.

 

E l’Italia?

L’Italia si trova al fondo della lista dei paesi dell’Unione Europea in maniera di diritti lgbt in compagnia di Bulgaria, Cipro, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Grecia (anche se di recente in questo stato si il governo si è impegnato a varare una legge).

Come abbiamo già scritto (qui) il 21 luglio 2015 la Corte Europea dei diritti Umani ha giudicato l’Italia in violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti Umani nel caso Oliari e altri contro l’Italia, che avevano fatto ricorso alla corte di Strasburgo contro l’impossibilità di vedersi riconoscere in patria l’Unione. Ma nonostante il richiamo, la legge sulle Unioni Civili continua a slittare.

 

Questo breve panoramica dell’Unione contempla soltanto il diritto di sposarsi, il diritto di adozione o di avere qualche forma di tutela, perché se ampliassimo l’analisi a quella che è la situazione in altre materie, per esempio riguardo alla tutela e al trattamento delle persone lesbiche, gay e bisessuali, la situazione diventerebbe ancora più cupa. Per non parlare della tutela dei diritti delle persone transgender e intersessuali, che ad oggi godono nell’Unione Europea di pochissimi diritti in quasi tutti gli Stati.

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