Sukki Singapora, diva burlesque: “Esibirmi è un atto politico”

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“Il burlesque in passato era una forma d’intrattenimento leggero, ma negli ultimi anni, è diventato molto di più. Per me è un’arte che mi permette di esplorare creativamente e sentirmi libera di esprimere la mia sessualità”. Parola di Sukki Singapora, la prima artista burlesque di Singapore, famosa in tutto il mondo, che ho avuto il privilegio di intervistare per Pasionaria.it.

Il burlesque è da molti considerata una forma d’espressione controversa, che incoraggia l’oggettificazione ed erotizzazione del corpo femminile, spesso criticata in occidente e vietata in molte società asiatiche, come quella di Singapore. E’ proprio per questo che gli spettacoli di Sukki sono un atto politico.

“Quando ho cominciato a interessarmi al burlesque – mi ha spiegato la performer -, sapevo che come donna asiatica stavo facendo qualcosa ‘fuori dalla norma’ ma non avevo capito del tutto quanto effetto avrebbe avuto. Quando una forma d’arte è repressa e censurata, praticarla diventa immediatamente un atto politico del quale non puoi che essere appassionato, devi combattere per difenderla”.

L’ attività politica di Sukki come ballerina burlesque di Singapore è cominciata nel 2011, quando è entrata a far parte di una compagnia burlesque di Manchester. Subito è stata oggetto di aspre critiche e non riusciva a trovare un locale per esibirsi a Singapore. Mi ha raccontato che nel suo paese la censura contro questo tipo di esibizione era così dura che tutte le scene di danza del film “Burlesque” erano state oscurate.

Nel 2014 però, grazie alla sua attività politica, il supporto offerto ad altre donne interessate al burlesque e il cambiamento dell’opinione pubblica, Sukki, è riuscita ad organizzare il primo show nel proprio paese. Lo spettacolo ha avuto luogo il 31 gennaio di quest’anno, dopo che il divieto di inscenare spettacoli burlesque è stato abolito. “Una grande vittoria personale, ma anche per chi pensa che la libertà di scelta non possa essere limitata dalla legge”, mi ha detto soddisfatta la performer.

La sua attività politica non si limita al burlesque: in molte occasioni Sukki è stata in prima linea nelle campagne per i diritti delle donne, in particolare per difendere la libertà di quelle asiatiche. E’ stata, ad esempio, ambasciatrice dell’organizzazione Sharan Project, per la quale ha partecipato anche al Girl Summit del 2014. Sharan project, è un’organizzazione non governativa basata in Gran bretagna che fornisce supporto a donne Asiatiche che sono fuggite dal loro paese.

“Essere un’ambasciatrice per Sharan Project – ha affermato Sukki – era qualcosa che volevo veramente fare, perché si occupa di donne disonorate dalla famiglia e dalla società per molteplici ragioni. Come donna che sta facendo qualcosa che non è accettato nel proprio paese (per non parlare della mia famiglia) era un problema al quale potevo relazionarmi e per il quale volevo aiutare. Troppi artisti che ricevono attenzione del pubblico dimenticano che sono modelli per molte persone. Al di là della fama dobbiamo prendere questo ruolo seriamente”.

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Un aspetto interessante degli spettacoli di Sukki Singapora, è il fatto che la sua audience sia principalmente composta da donne perché, come mi ha spiegato “il burlesque è un’arte di donne per le donne, anche se certamente ci sono eccezioni alla regola generale”. Quando le ho chiesto, come risponde, a chi dice che il burlesque oggettivizza le donne, Sukki mi ha spiegato: “Per me, l’importante è chi ha il controllo. Quando una donna è resa oggetto, la sua sessualità è sfruttata da qualcun altro. Nel burlesque, è la donna, o l’uomo, che prendono il controllo della loro sessualità. Gli elementi di striptease sono esattamente questo, un gioco, nel quale il performer decide quando e come, vuole mostrare il proprio corpo”.

A chi l’accusa di non essere una vera femminista risponde: “Ci sono due tipi di femministe, quelle che hanno ancora idee antiquate che affermano che dobbiamo sentirci ‘colpevoli’ per essere sexy come donne, e quelle come me che pensano: perché non dovrei avere il diritto di essere sexy? Perché lo devo fare per qualcun altro che non sia me stessa? Per me essere femminista – ha continuato Sukki – è semplicemente avere il diritto come individuo di esprimermi. Significa non vedere la mia libertà limitata, specialmente quella sessuale. Le femministe che fanno campagne contro il diritto delle donne di essere ‘sexy’ non sono vere femministe. La liberazione sessuale è un diritto esattamente come la liberazione politica di ottenere il diritto di voto”.

L’artista di Singapore l’estate scorsa ha preso le distanze da una campagna per chiudere in tutta la Gran Bretagna, i locali di lap-dance e spogliarello e ha annunciato che parteciperà al Sexhibition Festival di Manchester, evento britannico sulla cultura erotica, che quest’anno si terrà dal 21-22 agosto, con spettacoli, spazi espositivi e workshop.

Quando le ho chiesto quali soluzioni trova al problema dello sfruttamento di molte donne nel settore ha risposto che: “Certamente, ci sono donne che nell’industria per adulti che vengono trattate come oggetti o si trovano in una posizione vulnerabile, nella quale non vorrebbero trovarsi. Ma questi problemi non dovrebbero essere risolti vietando ad una donna di fare la professione che vuole fare. L’unica soluzione a questi problemi può solo venire dal capire tutto ciò e fornire aiuto, piuttosto che chiudere il mezzo di sussistenza di migliaia di donne indipendenti”.

Nel salutarmi Sukki Singapora mi ha detto che forse un giorno potremo vedere una sua esibizione in Italia: “è nei mie piani da qualche tempo, ma incrociamo le dita”.

Foto di Nick Delaney vestiti di Kiku Boutique

Twitter: @SukkiSingapora  o Facebook: facebook.com/SukkiSingapora.

Sukki Singapora è impeganta nello show “Diamonds are a Girl’s Best Friend” al Cafe de Paris: www.cafedeparis.com.

Laura de Bonfils
Laura, romana, alla ricerca di un paese da chiamare casa. Da Londra e Brussels si occupa di politiche sociali e di genere. Combatte gli stereotipi da quando la maestra le disse che le “brave bambine” non giocano a pallone.

1 COMMENTO

  1. Mi piace il punto di vista di Sukki, chi è femminista è semplicemente chi lotta per avere il diritto di esprimersi come individuo, nel pieno delle proprie libertà. In quest’ottica i femministi nel mondo sono milioni, e forse dovrebbero riconoscersi e unirsi.

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