“Sono stufa di dover avere paura di essere stuprata”

Di fronte agli ultimi casi di stupro, ai politici che ci dicono che dobbiamo essere “più caute” e alle giornaliste che vorrebbero che gli uomini vigilassero su di noi, rispondiamo con lo sfogo di una nostra lettrice: ci sentiamo così, furiose e amareggiate. Vogliamo meno giudizi, più femminismo ed educazione all’affettività nelle scuole, non certo misure securitarie. Faremo passi avanti solo quando capiremo che non si tratta di un’emergenza ma di un problema strutturale

Sono stufa di dover avere paura a camminare da sola di notte.

Sono stufa di dover tenere pronto il numero di qualcuno quando mi capita di percorrere zone isolate quando è buio.

Sono stufa quando parcheggio sotto casa di dover controllare che non ci sia nessuno prima di uscire dalla macchina.

Sono stufa di camminare veloce verso il portone e di tirare un sospiro di sollievo appena chiusa la porta alle mie spalle.

Sono stufa di non poter prendere i mezzi notturni da sola.

Sono stufa quando sono sola in macchina, di dover sperare di trovare parcheggio vicino al locale.

Sono stufa di sentirmi dire di non rispondere male ai commenti per strada che prima o poi magari mi succede qualcosa.

Sono stufa dei commenti volgari per strada, che arrivano spesso, che io indossi la gonna o i pantaloni della tuta.

Sono stufa per tutte quelle volte che qualcuno mi ha davvero inseguita e insultata perché rispondevo – o perché non rispondevo – e che ho sentito il battito accelerare per la paura che potesse succedermi qualcosa.

Sono stufa di avere la certezza che mi capiterà ancora tante altre volte, e come a me, a tante altre donne.

Sono stufa di sentirmi dire di non vestirmi troppo sexy perché poi me le cerco.

Sono stufa di sentirmi dire di non ubriacarmi che poi sembro facile.

Sono stufa di tutto questo da quando avevo 13 anni, perché a quell’età che è cominciato. O forse è semplicemente l’età in cui ne ho preso coscienza.

Sono stufa marcia di sentir dire che una donna potrebbe andarsi a cercare una cosa atroce e crudele come lo stupro.

Non vorrei che fosse così, ma a volte tutte queste cose messe insieme mi fanno sentire stufa di essere donna, perché è così estenuante da non avere nemmeno la voglia di raccontarlo.

Se mi vesto sexy è perché voglio sentirmi bella e non mi va di uscire con addosso un sacco della spazzatura che non mi valorizza. Se mi ubriaco è perché voglio ridere ancora di più e pensare un po’ meno. Se faccio la scema è perché voglio sentirmi leggera dopo una settimana pesante, come tutti in fondo, perché la vita è una. E poi mi viene da dire che se faccio tutte queste cose, sono anche un po’ fatti miei.

Se esco è perché voglio VIVERE. Non certo perché voglio che qualcuno mi stupri rovinandomi la vita per sempre. E se si arrivano a violentare le donne di 80 anni, certo il problema non sono le minigonne e i gin tonic di troppo.

E sono anche stufa di leggere e sentire le considerazioni che tutti si sentono in diritto di fare, dai giornalisti ai vicini di casa, quando solo il rispetto del silenzio dovrebbe avvolgere le vittime di uno stupro.

Perché sì, è stupro anche se sono drogata o ubriaca e non capisco che succede, è stupro anche se ho una minigonna inguinale, è stupro anche se in passato ho avuto svariati partner sessuali, è stupro anche se all’inizio ci sto e poi cambio idea, è stupro anche se non mi ribello e non urlo perché sono pietrificata, è stupro anche se salgo a casa di qualcuno con l’intenzione di fare sesso ma poi per qualche motivo non voglio più, è stupro anche se mentre sto facendo sesso vengo obbligata con la forza a farlo senza preservativo, è stupro anche se l’aggressore è mio marito.

È stupro tutto quello che viene dopo: la vergona e la paura di denunciare, l’imbarazzo nel dover raccontare ogni dettaglio a degli sconosciuti per la deposizione, il disagio di sapere che i tuoi cari lo sanno, l’amarezza di vedere come un’intera popolazione osi avere un’opinione su una cosa che è successa a te e non a loro, l’astio nel sentir dire da perfetti sconosciuti che non ti credono, e tante altre cose che io non posso nemmeno immaginare.

E infine sono stufa di vedere strumentalizzate queste vicende sempre nello stesso identico modo tanto da sapere già perfettamente la tipologia di commenti che sentirò da determinate persone, gli schieramenti politici a seconda che l’aggressore sia immigrato o italiano, carabiniere o muratore.

Perché in fondo lo stupro in sé pare essere sempre secondario, è molto più importante capire come usarlo al fine di rafforzare le proprie ideologie.

Sembra tutto sempre riprodotto in serie, da anni, da decenni e da secoli. E questo perché purtroppo ancora siamo ben lontane dall’essere libere.

Benedetta Luna Ciotto

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