Giovanna Bemporad, la Omero del 900

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Oggi vi parlo di una donna, anzi una poetessa italiana, il cui percorso artistico e la cui biografia di sicuro ‘rompono le righe’. Si tratta di Giovanna Bemporad, autrice di alcune raccolte e di bellissime traduzioni.

Giovanna Bemporad nasce a Ferrara nel 1928. È una poetessa precocissima: inizia a pubblicare traduzioni in versi dai classici già a sedici anni (l’Eneide di Virgilio, pubblicata in parte nell’Antologia dell’Epica per i tipi di Enrico Bemporad a Firenze). Frequenta il liceo classico di Bologna, dove conosce altri giovani letterati.

Giovanna, antifascista di famiglia ebrea ma lei atea convinta, sfida il regime col proprio comportamento: vive da sola in “un enorme stanzone, un tavolo vastissimo e carico oltre misura di libri” (Siciliano 1978: 63), veste da uomo, si trucca di bianco e tratta alla pari coi coetanei uomini. Vuole, soprattutto, essere libera, essere trattata alla pari.

Scoppia la Guerra, che interrompe la vita. Uno dei compagni bolognesi, Pier Paolo Pasolini, si rivolge agli amici per aiutarlo nel gestire l’improvvisato liceo che sta tenendo a Casarsa perché è troppo pericoloso per i ragazzi prendere il treno per Pordenone o Udine. Così Giovanna sfolla in Friuli, dove rimarrà fino al 26 gennaio del 1944. A chi gli chiede se ragione dei suoi modi disinvolti, del suo vestire da uomo, risponde provocatoriamente “sono lesbica” (Siciliano 1978: 80). Collabora con la rivista il Setaccio, sotto lo pseudonimo di Giovanna Bembo.

Sfuggita alle persecuzioni, nazi-fasciste continuerà per alcuni anni a condurre una vita errabonda, fino al matrimonio con il senatore Giulio Cesare Orlando nel 1957.

La poesia di Bemporad si ritagliano una nicchia particolare: classicista fuori dal tempo, filologa (nel senso etimologico del termine), sospesa tra una pulsione decadente della morte e una forte carica erotica, che ricorda i frammenti di Saffo.

Ex voto

Dea velata di marmo e di silenzio

casta, racchiusa nel perpetuo inganno

del tuo corpo ideale, anima impura-

sento alitarmi un sonno di belletti

dalle tue ciglia; vedo tra le labbra

dove il pennello, non l’aurora, ha pianto

petali rossi, ravvivarsi l’ambra

dei tui denti all’assalto delle risa.

Si colma il cuore di un battito d’ali

quando tu accosti la crescente luna

delle tue ciglia alla nuvola ombrosa

dei miei capelli: o ninfa, o baiadera,

non che adirarmi col vento d’amore

sospendo ai tuoi squillanti braccialetti

e alle tue lunghe mani una bianchezza

di mute solitudini, e il tuo collo

sfioro con disarmati occhi indolenti.

(Bemporad 1980: 58).

 

Una delle cifre stilistiche della sua poesia è l’endecasillabo, uno dei metri privilegiati, il metro delle sue traduzioni: ma è un verso usato in spregio sia alle convenzioni da accademia che alla frammentazione novecentesca figlia di Ungaretti. Lei stessa diceva:

“Io ho tentato di avviare l’endecasillabo, senza incrinarne la struttura, verso la possibilità del discorso diretto, verso la chiarezza che altri trova nella prosa. […] il mio endecasillabo è al limite della dissacrazione. Intendendo il mio rapporto con l’endecasillabo in questa maniera innovatrice e vitale, concordo con Luca Canali (che curò la prefazione del florilegio Dall’Eneide, Rusconi 1983) che vede la “rivoluzione” moderna della frantumazione o della illimitazione ritmica realizzata da me entro il sistema metrico tradizionale.” (Cirolla: 2014)

Proprio alle atmosfere di Saffo (della quale traduce alcuni frammenti), a quell’erotismo di donna per le donne, dedica una lirica commovente, che gioca tra ispirazione e manierismo:

L’attesa

a Saffo

È quasi l’ora, e io esco all’aperto.

Dolce notte! perché dunque mi struggo?

E come il cielo è purissimo e calmo!

 

Conduci al convegno quella ch’io amo

e non trapassi inconsumata l’ora

o notte.

In solitudine confusa,

dimentico tra me ch’ella è partita

e al luogo del convegno aspetto sola.

(Bemporad 1980: 63).

 

Giovanna Bemporad è soprattutto minuziosa cesellatrice di parole tanto da dedicare la maggior parte della sua vita e della sua creatività alla sua versione dell’Odissea di Omero. Diceva del primo dei poeti greci “Omero è il punto d’arrivo della poesia occidentale. Il più grande di tutti. Tocca l’assoluto con assoluta semplicità” (Cirolla: 2014). Di quella traduzione, rimasta incompleta, esistono due edizioni a cura di Le Lettere (1990 e 1992). Invece che riportarvene dei passi, preferisco lasciarvi con un video dove la poetessa legge e spiega la sua traduzione (si tratta dell’episodio di Nausicaa).

Giovanna Bemporad muore a Roma, il 6 gennaio 2013.

 

Bibliografia e sitografia

Bemporad, Esercizi, Milano: Garzanti, 1980

Cirolla A., 2014, “Giovanna Bemporad” in Nuovi Argomenti http://www.nuoviargomenti.net/poesie/giovanna-bemporad/ (consultato il 30/10/2014).

Siciliano E., Vita di Pasolini, Milano: Rizzoli, 1978

Sito dedicato a Giovanna Bemporad http://giovannabemporad.blogspot.it/

Toccare le idee (con un video sulla vita ) http://touchingideas.blogspot.it/2013/01/non-si-uccide-la-poesia-frammenti.html

Intervento di Giorgio di Costanzo su Pagine Corsare di Angela Molteni http://www.pasolini.net/saggistica_siciliano-suPPP-e-GiovannaBemporad.htm

La commemorazione della poetessa sul sito del Centro Pier Paolo Pasolini di Casarsa

Giovanna Bemporad. Un ricordo

“Omaggio a Giovanna Bemporad” sul blog La dimora del tempo sospeso http://rebstein.wordpress.com/2009/07/07/gli-esercizi-della-vita-omaggio-a-giovanna-bemporad/

Articolo su La società delle letterate http://www.societadelleletterate.it/2013/01/giovanna-bemporad-il-ritmo-della-traduzione/

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