Retorica dello stupro: sessista e xenofoba sia a destra che a sinistra

Da destra a sinistra la retorica dello stupro rimane la solita: sessismo, victim-blaming, xenofobia. Lo dimostrano il poster prodotto da Forza Nuova e le dichiarazioni del sindaco Pd di Firenze Nardella, in seguito ai recenti casi di violenza sulle donne

Contro la retorica dello stupro: una ragazza regge un cartello durante una manifestazione. Il cartello dice "Blame the system, not the victim" (Incolpa il sistema, non la vittima!)
Contro la retorica dello stupro: “Incolpa il sistema, non la vittima!” Foto di Peter su Flickr. Licenza CC-BY 2.0

Lo stupro è un reato che suscita forti emozioni e costringe a prendere posizione anche in politica. Alla luce dei recenti casi di violenza contro le donne, i politici italiani hanno portato avanti una retorica dello stupro.

È un discorso che si nutre di sessismo, colpevolizzazione della vittima e xenofobia, come dimostrano due casi recenti di cui si è molto parlato.

Il primo è il poster prodotto dalla formazione neofascista Forza Nuova: secondo cui le donne (italiane) sono creature disarmate alla mercé dei migranti, invasori stranieri dell’italico suolo. Razzismo, reificazione della donna, sessismo: niente che possa stupire chi conosce almeno un poco la retorica delle nuove destre.

Dario Nardella, invece, sindaco di Firenze del Pd, commentando la denuncia di stupro delle studentesse americane nei confronti di due carabinieri, in una dichiarazione, che ha poi tentato di correggere, scarica sulle vittime gran parte della responsabilità: “È importante che gli studenti americani imparino che Firenze non è la città dello sballo”. Come a dire che con certi comportamenti (per esempio ubriacarsi) i guai te li vai a cercare.

L’affermazione sarebbe già assurda se presa fuori contesto: i giovani italiani si divertono tutti in maniera seria e responsabile? Nel contesto, però, diventano più chiari i contorni del cosiddetto victim-blaming (coplevolizzazione della vittima).

Nonostante gli schieramenti politici opposti e gli scopi certamente diversi da cui sono provenute queste comunicazioni, tra il manifesto di Forza Nuova e le dichiarazioni di Nardella ci sono alcuni punti di contatto riguardo alle donne e agli stranieri.

In entrambi i messaggi, infatti, le donne sono considerate come persone minori, che hanno bisogno di essere protette, tutelate o almeno consigliate e che per il solo fatto di essere donne attirano l’istinto predatorio dell’uomo. Come se l’uomo non fosse altro che una bestia incapace di raziocinio e controllo.

Se nel manifesto neofascista questo discorso è ben evidente, si vede bene come il tono e le parole usate da Nardella si possano iscrivere nell’ambito del cosiddetto “paternalismo buono”, che consiglia imponendo: ragazze, gli uomini sono così, dunque voi state attente e non sballatevi. Altrimenti ve la siete cercata.

In ogni caso alle donne tocca essere difese o stare attente: madonne o puttane, se qualcuno ci molesta, ci assalta o ci stupra è sempre un po’ anche colpa nostra. E l’uomo allora? L’uomo, secondo questa assurda logica, non è che un troglodita che ubbidisce al richiamo della natura e dell’istinto.

Insomma, entrambi i discorsi utilizzano una classica retorica sessista, basata sui peggiori stereotipi di genere.

Oltre a questo, però, c’è anche un altro dato allarmante, cioè la xenofobia.

Se nel caso di Forza Nuova il razzismo è palese, e anzi lo scopo principale dell’immagine, è proprio il discorso anti-migranti, nelle parole di Nardella la questione si insinua in modo più sottile.

Il sindaco di Firenze se la prende con gli studenti americani, colpevoli non solo di essere irresponsabili e smodati, mettendosi in pericolo, ma di ledere l’immagine della città. Quasi a voler dire che questi giovani stranieri vengono a casa nostra, pensano di fare quello che voglio e poi danneggiano la reputazione dei fiorentini. Eppure gli accusati dello stupro di Firenze non sono americani, ma italiani.

Destra e sinistra non sono certamente uguali e fare un’affermazione del genere partendo da quanto esaminato sarebbe sciocco e populista. Ma d’altra parte sarebbe ingenuo ignorare queste somiglianze nella retorica dello stupro.

Abbiamo un problema ed è un problema culturale. La retorica sessista è parte della cultura dello stupro. La retorica xenofoba porta al razzismo.

La retorica (e in generale gli atteggiamenti) sessisti e xenofobi sono trasversali agli schieramenti politici italiani. Questo perché permeano la nostra stessa cultura. L’utilizzo di retoriche di questo genere, a livello più o meno consapevole e più o meno mirato a uno scopo preciso, offre terreno fertile per l’avanzata delle destre reazionarie e neofasciste, come Forza Nuova, che si nutrono anche di sessismo, xenofobia e razzismo tanto da farne non solo discorso, ma programma politico e bandiera identitaria.

E proprio facendo leva su una certa diffusa cultura popolare accrescono il proprio consenso anche fra coloro che non si definiscono fascisti o di ultradestra.

Il problema è ancora maggiore quando il centrosinistra e la sinistra (perché non facciamo finta che il problema sia solo del Partito Democratico, quante e quanti di noi hanno sentito gli stessi discorsi anche negli ambienti della sinistra radicale e antagonista?) adottano strategie comunicative similari, non producendo più una propria cultura.

È necessaria un’azione quotidiana di (auto)formazione e di contrasto a questo tipo di retorica, un’azione che deve partire dalla galassia femminista italiana e muoversi non solo all’interno della società tutta, ma anche nelle sedi specificamente politiche, soprattutto di quei partiti che vogliono contrastare l’ascesa di nuovi fascismi e destre autoritarie.

Non basta più solo vigilare, dobbiamo essere parte attiva nel costruire una narrazione diversa, egualitaria e intersezionale.

Compagne e compagni, facciamoci sentire.

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