Aborto, la “protesta nera”: come possiamo sostenere le donne polacche

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L’hanno chiamata “protesta nera” (#CzarnyProtest): il 3 ottobre migliaia di donne polacche si sono mobilitate per fermare il progetto del governo che vuole rendere illegale l’aborto.

Le lavoratrici del Paese hanno proclamato uno sciopero nazionale e hanno incrociato le braccia: non hanno portato i bambini a scuola, non hanno fatto benzina, non sono andate nei locali pubblici o a fare shopping, ma sono scese in piazza vestite di nero, nella speranza di richiamare l’attenzione internazionale su una proposta di legge che mette in pericolo i diritti delle donne.

Il nuovo decreto limiterà quasi completamente le possibilità delle donne polacche ad abortire legalmente. Ha già avuto una maggioranza positiva alla Camera lo scorso settembre, ma per essere approvato definitivamente dovrà essere votato ancora due volte dal parlamento.

Il provvedimento è stato proposto e sostenuto dal partito di estrema destra Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), di impronta fortemente cattolica ed euroscettica, ma è  supportata anche dalla autorità cattoliche polacche, dalla prima ministra Beata Szydlo e dal vice ministro alla giustizia Patryk Jaki.

Il progetto prevede il cambiamento dell’attuale legge, già molto restrittiva, risalente al 1993, secondo cui le donne possono abortire solo in caso di stupro, incesto, pericolo di vita per la donna o per gravi malformazioni fetali.

La nuova proposta di legge prevede la riduzione di questi già quasi inesistenti diritti, limitando l’aborto ai casi di pericolo di vita per la donna. Per le donne che dovessero sottoporsi a un’interruzione volontaria di gravidanza e per il medico che ha compiuto la pratica abortiva la pena arriva fino a cinque anni di carcere.

Dopo aver debuttato a Varsavia, il 3 ottobre la “protesta nera” è stata organizzata dalle donne in oltre 60 città: il nero è stato scelto come simbolo dell’umiliazione e della degradazione che questa nuova legge vuole infliggere alle donne.

In solidarietà con la protesta, alcune aziende e organizzazioni hanno aderito allo sciopero, così come tantissimi uomini. Anche sui social la campagna ha avuto grandissima diffusione con l’hashtag #CzarnyProtest, guadagnandosi il supporto di celebrità e di attiviste e attivisti di tutto il mondo, che sono scesi in piazza per solidarietà (anche in Italia ci sono state manifestazioni a Bologna e a Roma).

In un volantino circolato online per lanciare lo sciopero si legge:

Protesta Nera in difesa del diritto alla vita e salute delle donne in Polonia. Chiediamo che ci sia dato accesso all’educazione sessuale, contraccettivi sicuri e procedure in vitro efficaci. Ci opponiamo all’inasprimento della legge sull’aborto in Polonia. Cosa puoi fare? Invece di andare a lavoro, vai ad una manifestazione. Se devi andare a lavoro o sei a casa posta un’immagine di te sui social vestita di nero con l’hashtag #BlackProtest #CzarnyProtest per mostrare la solidarietà. Parla con tua madre, tua sorella, tua cugina, le amiche e le colleghe. Dì loro dello sciopero e la situazione in Polonia.

L’aborto in Polonia

Secondo i dati ufficiali, ogni anno in Polonia vengono compiuti circa 1000 aborti legali. Mentre una stima non ufficiale calcola che circa 150mila donne all’anno si sottopongono ad aborti illegali spesso con pillole abortive comprate online oppure recandosi all’estero (soprattutto in Slovacchia, Germania e Ucraina).

Lo scorso anno, per esempio, un gruppo di attiviste ha usato droni per portare le pillole nel paese.

Nel mondo ben ben 66 paesi (tra cui la vicina Irlanda) permettono l’aborto solo se la gravidanza comporta un rischio per la vita della donna, mentre altri 59 lo permettono solo se la donna è a serio rischio di salute.

Cosa possiamo fare per supportare le donne polacche?

La protesta non si è fermata il 3 di ottobre e tutte e tutti noi possiamo fare la nostra parte. Come?

– Vestire di nero e mandare una foto sui social con l’hashtag #solidaritywithpolishwomen, #czarnyprotest, #blackprotest

– Firmare la petizione online condannando la proposta di legge: https://act.wemove.eu/campaigns/abortion

– Far sentire la loro voce condividendo il loro messaggio e il video della loro protesta

Fermiamo gli attacchi al corpo delle donne, perché “nostro è il corpo, nostra la scelta”.

Laura de Bonfils

Laura, romana, alla ricerca di un paese da chiamare casa. Da Londra e Brussels si occupa di politiche sociali e di genere. Combatte gli stereotipi da quando la maestra le disse che le “brave bambine” non giocano a pallone.

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