Il percorso femminista di Anthony Bourdain

Un ritratto di Anthony Bourdain CC BY 2.0 Peabody Awards

Il suicidio di Anthony Bourdain non ha senso e c’è da perdere la ragione nel tentativo di trovarlo.

Piuttosto che scervellarmi sul significato della sua morte, ho deciso allora di concentrarmi sul senso della sua esistenza e sugli insegnamenti che ci ha lasciato.

Chef e personaggio televisivo, Bourdain era soprattutto uno che le storie le sapeva raccontare.

E nelle sue storie le donne non mancavano, che si trattasse di una imprenditrice in Oman che aveva insegnato alle donne che non c’era da vergognarsi a essere pagate per cucinare, o una nonna napoletana che prepara religiosamente il ragù della domenica, o ancora una celebre cuoca inglese con cui condividere una fetta di pane fritta nel lardo come simbolo di ribellione alla tirannia del mangiare sano.

Bourdain non era solo uno che sapeva parlare ma che aveva anche l’umiltà e l’intelligenza di ascoltare e cedere la parola. Le donne dei suoi viaggi non era ridotte al racconto di una voce fuori campo ma libere di narrare le proprie esperienze con le proprie parole in qualunque lingua preferissero.

Se nei suoi viaggi si ritrova un’attenzione per le donne tutt’altro che scontata e spesso, dai più, trascurata, nell’ultimo anno anche lontano dalla telecamere Tony si è schierato senza esitazione dalla parte delle donne nel movimento #metoo.

È stata Asia Argento ad avergli aperto gli occhi, ma lui non si mica è fermato lì. Laddove molti uomini si perdono in una visione aneddotica, illudendosi per comodità che si tratti di sporadici episodi isolati, eccezioni in un mondo in cui tutto sommato le donne non hanno nulla da lamentarsi, Bourdain ha avuto il coraggio di guardare e comprendere il sistema patriarcale che rende possibili tali abusi a cominciare da una spietata autocritica.

Ripensando alla sua carriera, Tony ammetteva di aver fomentato, volente o nolente, una cultura machista. Pur non essendosi mai sentito a suo agio all’interno di quel sistema, che lui stesso definiva duro, fallocentrico e oppressivo, dichiarava di sentirsi fiero di se stesso per esservi sopravvissuto, diventandone uno dei massimi rappresentanti, il bad boy con la giacca di pelle e la sigaretta, che diceva le parolacce e trovava le battute a sfondo sessuale divertenti.

Non si aspettava nessuna simpatia per il genere di persona che era. Si rimprovera infatti un punto di vista superficiale e ipocrita nell’avere ignorato aspetti come il genere e l’etnia, perché impegnato a fare altro; tipica scusante dell’uomo bianco dinanzi a qualunque problema che non lo riguardi in prima persona: qui c’è da fare X, tutto il resto non conta.

Ciò che più di tutto considerava come un fallimento personale è il fatto che donne che conosceva e che sono state vittime di abusi non si siano fidate abbastanza da parlarne con lui.

Perché non ero il genere di persona, o perché non ero considerato come il genere di persona, con cui queste donne si sarebbero sentite a loro agio a confidarsi?

, si chiedeva in un’intervista a Slate.

 

Piuttosto che accusare le donne di non denunciare, Bourdain si è posto le domande corrette. Che c’è di sbagliato in me?, si domandava, cercando di comprendere le ragioni per cui si era reso complice inconsapevole di un sistema invece di essere un alleato per le vittime.

Nell’era del #metoo c’è questa percezione miope che le donne siano alla ricerca di una vendetta sanguinaria contro gli uomini, che vogliano rovinare loro la vita in ogni modo possibile, a partire dalla loro reputazione per finire con la galera.

Tale distorsione è resa comprensibile, non solo da un atteggiamento orgogliosamente maschilista ma anche dalla stra-diffusa pigrizia intellettuale del privilegiato che si rifiuta di vedere il proprio privilegio e considera quindi il mondo in cui viviamo già giusto, o equamente ingiusto per tutti, indipendentemente da genere, etnia, razza, religione, disabilità, orientamento sessuale o classe sociale.

Bourdain era uno che aveva imparato a vedere il proprio privilegio e a metterlo al servizio degli altri, vuoi per fare luce sullo sfruttamento dei messicani nel settore della ristorazione, vuoi per mostrare l’umanità del popolo iraniano, vuoi per difendere le donne vittime di abusi.

Non ha esitato infatti a condannare il sessismo delle cucine, condannando Mario Batali e sottolineando che la vicenda legata al famoso chef italio-americano debba fungere da esempio:

Vedere un impero così grande crollare–una figura così rispettata e di successo, il cui status è evaporato dalla sera alla mattina– spererei che mandi un messaggio chiaro, che non importa chi ti credi di essere e quanto credi di essere amato, questa merda non è accettabile e non la passerai liscia,

affermava in un’intervista al Daily Beast.

Fermo restando che la sete di giustizia, troppo a lungo negata, contro l’oppressione maschile non è mai stata così sentita e ha più che mai ragione di esistere così come qualunque forma di punizione verso chi ha commesso abusi, in modo tale da comunicare fermamente che tali comportamenti non possono e non saranno più tollerati, lo scopo ultimo del movimento #metoo è quello di cambiare la cultura e la cultura si cambia a cominciare dalla mentalità dei singoli individui sulle orme del percorso introspettivo di Bourdain.

Quello che conta, infatti, è che alla fine della sua incredibile vita Tony sia diventato un alleato per le donne e un esempio da seguire per tutti gli uomini.

Del resto se l’uomo più figo di sempre era un femminista, tutti dovrebbero esserlo.

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