Matrimonio egualitario in Irlanda, le donne di Podemos e le calciatrici nei videogiochi

Rassegna Stampa dal 22 al 28 maggio 2015

ReferendumIrlanda

L’Irlanda celebra l’uguaglianza, ma dove sono i diritti delle donne?

La notizia più discussa ed acclamata della settimana è certamente la vittoria del sì al referendum per il matrimonio omosessuale in Irlanda. Una vittoria che anche noi abbiamo celebrato. Senza dubbio è un grande passo verso l’uguaglianza in uno dei paesi più cattolici dell’Unione Europea. Non possiamo dimenticare però che in Irlanda l’aborto è ancora vietato per legge, a meno che la madre non sia in pericolo di vita (ne abbiamo già parlato qui). Un paese egualitario è un paese dove tutti hanno accesso ai diritti, ma dove sono i diritti delle donne irlandesi?

Simona Sforza spiega sul suo blog come, secondo la femminista Meghan Murphy, estendere il diritto di sposarsi a tutti non sia necessariamente un passo rivoluzionario, perché il matrimonio può essere visto come un’istituzione conservatrice funzionale al patriarcato. Mentre concedere il diritto alle donne di decidere del proprio corpo sarebbe un atto che sconvolge lo status quo. I diritti riproduttivi e la libertà sessuale, si legge su un articolo di The Nation, si contrappongono all’immagine delle donne come madri, fondamento della famiglia “tradizionale”.

In Italia non siamo certo messe meglio: non solo le persone Lgbt non possono sposarsi, ma il diritto all’aborto è spesso in pericolo a causa dell’aumento dei medici obiettori di coscienza anche negli ospedali pubblici. Chiara Lalli questa settimana ce ne ha parlato con un’interessante analisi su Internazionale.

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Gli spagnoli eleggono due donne alla guida di Madrid e Barcellona

Dopo i notevoli passi avanti nella parità di genere e per i diritti delle persone Lgbt compiuti già anni fa dal governo Zapatero, la Spagna ha di nuovo qualcosa da insegnarci. Alle ultime elezioni amministrative il partito uscito vincitore dalle urne, il movimento di sinistra Podemos, ha fatto eleggere come sindache delle due più importanti città spagnole due donne. E che donne. Manuela Carmena, 71 anni, guiderà Madrid: giudice emerito del Tribunale Supremo in pensione, superstite di un tragico attacco terroristico dell’estrema destra nel 1977, si batte per i diritti dei carcerati dal periodo della dittatura franchista. Ada Colau, 41 anni, è la nuova prima cittadina di Barcellona: attivista pacifista, è da sempre in prima linea per il diritto alla casa.

Secondo il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, questo successo è stato possibile perché in Spagna la partecipazione femminile in politica è più alta rispetto che in Italia. È bene ricordare, però, che la leadership di Podemos è comunque maschile e Carmena e Colau erano le uniche due persone di sesso femminile su tredici candidati sindaco del movimento. La strada della politica per le donne non è mai in discesa.

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Il calcio a piccoli passi verso l’uguaglianza di genere. Forse

La squadra maschile di calcio Valencia Club de Fútbol durante le prossime competizioni internazionali indosserà sulle maglie il logo di U.N. Women, il dipartimento delle Nazioni Unite impegnato nella promozione della parità di genere. Rendere portavoce dell’uguaglianza di genere i calciatori della serie A spagnola permetterà di sensibilizzare sul tema i tifosi.

Grandi novità anche nel mondo dei videogiochi calcistici: dopo vent’anni di squadre esclusivamente maschili Fifa 16 includerà dodici nazionali di calcio femminile, fra cui quella italiana, create come da tradizione ricreando la fisionomia e i movimenti delle sportive in carne ed ossa. Una scelta dovuta probabilmente alla sempre maggiore fruizione dei videogames da parte delle ragazze (ne parliamo qui). Potevano forse mancare le polemiche? All’annuncio sono seguiti una serie di tweet polemici che facevano ironia sullo stereotipo della donna incapace di giocare a calcio, si lamentavano per l’ennesima “invasione di campo” da parte delle donne o, stranamente, commentavano il seno delle calciatrici. Tante le penose espressioni di misoginia messe alla berlina anche dall’account Twitter di EverydaySexism. Giusto per ricordarci che la strada da percorrere è ancora lunga.

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Studiare conta quanto esser bella

“Studiare conta quanto esser bella”. Questo in sintesi potrebbe essere il messaggio del concorso Miss Università, che si è svolto a Roma con presidente della giuria il magnifico rettore della Sapienza. La discutibile manifestazione ha come scopo quello di premiare la studentessa “più bella e sapiente”. Perché, evidentemente, l’impegno e la riuscita nello studio hanno lo stesso peso della bellezza fisica (ma solo per le donne: Mister Università non c’è). Il premio? Una settimana di trattamenti e ritocchi in una nota clinica di bellezza.

Dunque, anche un’istituzione che dovrebbe prima di tutto nutrire l’intelligenza, fornendo strumenti di libertà e autodeterminazione, non resiste alla reificazione del corpo femminile e si fa coinvolgere in un’iniziativa che, come minimo, con lo scopo dell’università ha poco a che fare. E sempre alla Sapienza la Fiera delle Opportunità (evento per la ricerca di impiego degli studenti e dei laureati) si è intitolata “Nessuno ve la dà?“. Testimonial di eccezione: Rocco Siffredi.

Se anche i luoghi dove l’istruzione dovrebbe raggiungere il massimo livello cedono a eventi degradanti e a una comunicazione fuori luogo, c’è da pensare che si possa solo giudicare la bellezza, perché della cultura e del sapere è rimasto veramente poco.

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Femminismo, cultura di pace

Un gruppo composto da trenta attiviste femministe hanno attraversato il confine fortificato tra la Corea del Nord e la Corea del sud, la cosiddetta Zona Demilitarizzata. Questa frontiera è una delle zone di tensione più calde e militarizzate del mondo. Tanto è vero che il corteo pacifista non ha potuto, per volere del governo di Seoul, passare attraverso la zona più problematica del confine, quella del villaggio di Panmunjom, dove i soldati delle due coree sono a pochi metri di distanza l’uno dall’altro.

Lo scopo di questa azione, compiuta nel settantesimo anniversario della divisione delle due coree voluta da Usa e Urss, è quello di sottolineare la necessità per i due stati di ratificare un trattato di pace, atteso dai tempi della sanguinosissima (quattro milioni di morti) guerra di Corea del ’50-53. Tra le Womencrossdmz (questo il nome del gruppo) erano presenti la femminista americana Gloria Steinem e Mairead Corrigan, premio Nobel per la Pace. Le donne si sono poi fermate nelle due capitali, per parlare con gruppi di attiviste locali e organizzare conferenze sul tema della pace e della riconciliazione fra i due stati.

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