Diritti Lgbti, l’Europa frena: i dati di Rainbow Europe

Quante volte avete sentito che la parità è stata raggiunta e che non c’è più bisogno di lottare perché presto tutti avremmo accesso a eguali diritti? Niente di più sbagliato. A ricordarci che c’è ancora tanto da fare e che non possiamo sederci sugli allori è Rainbow Europe 2018 di ILGA-Europe, il network di organizzazioni per la protezione dei diritti LGBTI in Europa e nell’Asia centrale, pubblicato come ogni anno in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e transfobia e bifobia celebrata il 17 maggio (IDAHOT) .

Il rapporto di ILGA-Europe mostra come il progresso per il raggiungimento di pieni diritti per la comunità LGBTI stia rallentando e solo alcuni Paesi stiano facendo  passi avanti, mentre la maggior parte siano fermi. Uno di questi è l’Italia che è ferma per il secondo anno consecutivo nelle retrovie con un punteggio di solo il 27%.

Il dato allarmante è che la frenata sia avvenuta anche in paesi solitamente ritenuti pionieri in materia di diritti, come ad esempio i Paesi Bassi, che sono passati dal 64 % al 60 %, o la Danimarca, ferma al 68 %. Questo rallentamento mostra anche il pericolo di possibili passi indietro, considerando la crescita del consenso in numerosi paesi a forze nazionaliste e populiste.

La Rainbow Map e il rapporto annuale sui diritti LGBTI di ILGA-Europe indicizzano 49 paesi sulla base delle politiche e delle leggi in materia di diritti LGBTI, assegnando a ogni paese un punteggio da 0 al 100 %. Ogni paese è stato analizzato secondo 58 criteri, raggruppati in sei macro categorie: uguaglianza e non discriminazione; famiglia; crimini ed espressioni di odio (Hate crime e Hate speech); riconoscimento legale del genere; integrità corporale; spazio della società civile e diritto d’asilo.

E’ il terzo anno consecutivo che Malta capeggia la classifica della Rainbow Europe con un punteggio del 91%, mentre il Belgio ha raggiunto il 79%, grazie all’entrata in vigore di una legge per il riconoscimento legale del genere, superando la Norvegia, che rimane a un punteggio del 78 %. Nelle retrovie troviamo, come lo scorso anno, la Turchia con il 9 %, l’Armenia al 7% e l’Azerbaijan al 5 %.

Punteggio medio dei Paesi dell’Unione Europea (ILGA-Europe)

 

 

 

 

 

La situazione italiana non mostra nessun miglioramento dall’anno precedente.

Il network Europeo per i diritti LGBTI ha evidenziato infatti che in Italia, dopo l’approvazione della legge sulle Unioni civili nel 2016, non ci sono stati altri cambiamenti. Il 2017 ha visto numerose decisioni su cause riguardanti i diritti di persone LGBTI e in particolare il riconoscimento delle famiglie arcobaleno, a causa del vuoto lasciato dalla legge Cirinnà (che non include la possibilità di adottare il figlio del partner per le coppie omosessuali).

Il caso più importante è stato la sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani sul caso Orlandi che riconosce che l’Italia ha lasciato, prima dell’introduzione delle Unioni Civili, un vuoto giuridico per le coppie che si sono sposate all’estero violando i loro diritti umani.

La Corte Costituzionale Italiana ha invece emesso una sentenza per proteggere i diritti di un bambino nato da gestazione per altri riconoscendo la patria potestà alla madre non biologica di una coppia etero; numerose coppie dello stesso sesso sono state registrate da singoli comuni come genitori legali di bambini nati per gestazione per altri e adottati all’estero. Queste decisioni sono state prese, dunque, nella tutela dei diritti dei bambini.

Nonostante ancora manchi una legge a livello nazionale che protegga le persone contro la discriminazione su base omofobica o tranfobica, la Regione Umbria si è distinta positivamente con introduzione nel suo statuto regionale di una legge contro l’omofobia e la transfobia, riconoscendo che la discriminazione ha un impatto negativo sulla salute delle persone.

Tuttavia, si rilevano anche elementi negativi, come le battaglie contro l’educazione sentimentale e quella per combattere bullismo omofobico e transfobico, combattute in varie regioni dai gruppi conservatori. È il caso di Bologna, dove il comitato “Difendiamo i nostri figli-Family Day” è sceso in piazza contro le lezioni per combattere l’omofobia.

I risultati poco soddisfacenti in materia di diritti LGBTI, dunque, non devono farci perdere l’attenzione anche dai paesi che capeggiano la classifica come Malta, che nonostante i numerosi passi avanti in materia di diritti LGBTI, è uno dei paesi Europei dove l’aborto non è legale in nessuna forma.

La lotta intersezionale è ancora più lunga!

 

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