La verità, vi prego, sul curvy: intervista a una professionista della moda

Immagine da aplus.com
Immagine da aplus.com

Skinny e curvy. Questi due termini (che in italiano si potrebbero tradurre con “pelle e ossa” e “formosa”) esprimono canoni estetici diametralmente opposti, mettendo l’uno contro l’altro il mondo della moda, spesso considerato spietato, e quello invece accogliente e rassicurante della normalità.

Ho sempre creduto che ci fosse un inganno di fondo nelle campagne di promozione del curvy ma non sapevo districarmi, così, per chiarirmi le idee in merito, ho interpellato chi è più esperto di me in materia di moda: Anna Buzzi, un master in Fashion Promotion al Marangoni Institute di Milano e ora brand specialist per un’agenzia di graphic design e comunicazione.

“La moda è un sistema, un linguaggio – mi spiega Anna – risponde a regole di vendita molto precise. Quello della modella è un lavoro e se vuoi intraprendere quella carriera devi rispondere ai canoni richiesti e divieni un modello anche per la massa. All’inizio non era così, la moda non permeava tutti gli strati della società, era elitaria e aspirazionale. Dopo gli anni ’80 è avvenuto un processo di identificazione, grazie a regole di marketing e di mercato molto chiare: la moda deve vendere. Dato che per lo più ci si rivolge ad un target giovane, occorrono meccanismi di identificazione. In più bisogna comprendere che questa democratizzazione che è avvenuta è fasulla, il mondo della moda è rimasto, comunque, elitario e chiuso”.

Questo a quali conseguenze ha portato?

“Ha portato a conseguenze come gli eccessi nel promuovere un’estrema magrezza. C’è comunque da dire che in passerella le curve non donano. Prendi Belen Rodriguez in sfilata, è una donna bellissima ma non rende rispetto alle modelle professioniste. Il segreto sta nel movimento ricercato sulla passerella. L’abito deve ondeggiare in un modo estremamente preciso, è folle ma è così. Le persone non lo sanno ma gli addetti ai lavori colgono subito questi aspetti e danno loro importanza. Si tratta di un canone di moda, non di bellezza”.

Arriviamo dunque al “curvy”…

“È una strategia di marketing. Nel mondo della moda vi sono varie nicchie e questa è una. Utilizza un target di donne formose a cui rivolgersi e lo fa in modo mimetico, creando fenomeni che sfruttano il corpo, entrano nella mente delle persone e cercano di modificare la concezione della donna, la percezione di se stesse. Per me, che pure conosco bene questo mondo, è terribile come regole di mercato si confondano con regole sociali. Sono sempre strategie a discapito del corpo femminile, piuttosto subdole. La strategia del curvy per avere successo si fa forza di ciò che è negativo nella magrezza. Ma esiste solo in questo contrasto, senza basi solide per un avvento reale del curvy nel mondo della moda e tanto meno nella nostra vita quotidiana come modello di riferimento”.

Il magro è sempre stato imposto nel mondo della moda.

“La moda ha sempre espresso che magro è meglio perché si adatta maggiormente alle sue esigenze, estetiche e di vendita. Dona armonia a un capo in particolare, ma veicola sempre qualcosa di altro, non ha a che fare con la bellezza di cui non coglie la complessità. La bellezza è sguardo, personalità, azione, non è imprigionata da nulla mentre il curvy così come l’estrema e malata magrezza prediletta da alcuni stilisti, mostra solo aspetti della fisicità di una persona”.

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Anna Buzzi

Quindi il curvy è un’impostazione così come l’eccessiva magrezza. Ti dicono che le curvy devono vestirsi anni ’50 e portare i tacchi, per esempio, mentre per le magre sono d’obbligo gli shorts, ma si torna sempre al punto di partenza: la moda ti sta vendendo qualcosa e ti rende appetibile un capo, semplicemente.

Di base inoltre c’è una visione maschilista: in un caso o nell’altro pare sempre che si debba piacere agli uomini. Il curvy, in particolare, viene veicolato con le idee di fertilità, sensualità a tutti costi e continua a non far emergere alcuna personalità.

La bellezza è libera da questi schemi e non risponde a regole di marketing.

“Esattamente – concorda Anna – la bellezza è strepitosa e impegnativa. La donna non deve mai sforzarsi di essere colei a cui dicono che deve assomigliare. È libera se diviene lei stessa un modello e detta lei le leggi. Liberarsi dai modelli altrui significa gustarsi la vita”.

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