La lunga battaglia di Barbara Brenner contro l’industria del cancro al seno

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del cancro al seno: Grazia De Michele del blog Le Amazzoni Furiose ci parla dell’eredità della nota “cancro-attivista” Barbara Brenner

Cancro al seno: Barbara Brenner e la sua compagna Susie Lampert
Cancro al seno: Barbara Brenner e la sua compagna Susie Lampert

È il 1993. Barbara Brenner, avvocata specialista in diritti delle persone Lgbti, vive a San Francisco con la sua compagna Susie Lampert. Si sono conosciute circa vent’anni prima durante l’università, a Princeton. Una coppia affiatata e una vita piena per entrambe.

Un giorno, facendo l’autopalpazione, Barbara scopre un nodulo al seno. In pochi giorni il verdetto: è cancro. A un intervento di quadrantectomia seguono chemio e radioterapia.

Nel 1996 arriva la recidiva locale e, con essa, una mastectomia. Barbara, però, rifiuta di effettuare la ricostruzione o indossare una protesi esterna per nascondere gli effetti dell’intervento demolitivo.

È una moderna Audre Lorde, di cui raccoglie e mette in pratica il messaggio politico secondo il quale il cancro al seno non è una tragedia individuale da nascondere ma una gravissima questione di salute pubblica da risolversi attraverso la mobilitazione collettiva.

Nel 1995, Barbara diventa, infatti, presidente e poi prima direttrice esecutiva a tempo pieno di Breast Cancer Action, allora piccola organizzazione con sede a San Francisco che rappresenta i diritti delle donne con il cancro al seno e che, sotto la sua guida, nel corso di 15 anni, acquisterà rilievo nazionale affermandosi come garante del movimento contro il cancro al seno.

Nel maggio di quest’anno, la casa editrice University of Minnesota Press ha pubblicato una raccolta degli scritti di Barbara Brenner dal titolo “So Much To Be Done. The Writings of Breast Cancer Activist Barbara Brenner” (Così tanto da fare. Gli scritti dell’attivista per la lotta contro il cancro al seno Barbara Brenner).

Barbara Brenner: la copertina del suo libro

Barbara è morta nel 2013. Ad ucciderla non è stato il cancro al seno, ma la sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Fino alla fine, però, non ha rinunciato al suo ruolo di attivista e ha scritto anche di questa nuova e, purtroppo fatale, esperienza di malattia.

Susie, dopo aver girato gli Stati Uniti in lungo e in largo, sarà presto in Europa, Italia compresa, per presentare il libro. Il 7 novembre presso l’aula 1 dell’Università di Bologna, in piazza Scaravilli, si terrà un incontro, organizzato dal Centro Salute Internazionale, dal Gruppo Prometeo e dall’associazione Armonie Voci di Donne, per leggere e riflettere insieme sulle parole e il lavoro instancabile dell’iconoclasta del cancro al seno, come l’ha definita il New York Times nel necrologio scritto in suo onore.

Lo stesso in cui, come Susie le aveva promesso, la sua morte viene annunciata come avvenuta dopo una lunga battaglia contro l’industria del cancro al seno. L’industria dei nastri rosa e delle corse per la cura, l’industria del pinkwashing, termine coniato da Breast Cancer Action nel 2001 per definire la pratica, ormai diffusissima, di vendere prodotti contenenti ingredienti indiziati di essere collegati allo sviluppo della malattia con la scusa di raccogliere denaro per la causa.

Barbara Brenner non aveva peli sulla lingua e non temeva di farsi portavoce di verità scomode: “Finché le persone continueranno a credere che esiste una cura per il cancro al seno, le donne continueranno a morire per la negligenza che caratterizza questa malattia”, scriveva nel 1995.

Una scelta precisa, sostenuta dalla convinzione che l’attivismo deve mirare a “rendere il mondo un posto migliore” e, per questa ragione, “non è per i cuori pavidi”.

Costruire un mondo migliore significava, per Barbara, chiedere e ottenere una riduzione drastica dell’incidenza del cancro al seno attraverso la messa in atto di misure di prevenzione primaria volte a limitare l’esposizione a sostanze cancerogene insieme a trattamenti meno tossici e sempre più efficaci.

Obiettivi per cui lottare con le unghie e con i denti.

“Fare le brave non serve a niente”, aveva dichiarato durante un’intervista.

Privata della sua voce dalla Sla e costretta a lasciare Breast Cancer Action un anno prima del previsto, Barbara aveva aperto un blog, Healthy Barbs, e utilizzava un software voce testo per comunicare.

Ha annunciato lei stessa la sua prossima fine dalle colonne del suo blog, presagendo che qualcuno, un giorno, avrebbe trasformato i suoi scritti in un libro. Il libro è uscito e il patrimonio di saperi ed esperienze in esso contenuto è a disposizione di noi tutte.

Facciamone tesoro e raccogliamo il testimone dell’indimenticabile Barbara Brenner.

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