Intersezionalità, Angela Davis: “Le donne nere hanno ridefinito il concetto di femminismo”

La femminista afroamericana Angela Davis ha partecipato da poco al Women of the world Festival 2017 a Londra. Abbiamo tradotto per voi il video realizzato dalla community AfroPunk con alcuni passaggi del suo intervento su femminismo e intersezionalità

«In qualche modo usiamo sempre come metro di paragone coloro che sono al centro delle strutture che vogliamo demolire. Perché mai le donne dovrebbero voler diventare uguali agli uomini? Perché mai i neri e i latini e gli arabi e i musulmani dovrebbero voler diventare uguali ai bianchi? Perché la comunità LGBTQ dovrebbe volersi assimilare a un contesto di eteropatriarcato?

Dobbiamo essere coscienti del grado con cui l’assimilazionismo tende sempre a regnare sovrano. Il razzismo è stato risolto integrando i neri e le persone di colore in una società dove vige la supremazia bianca senza pensare a cosa dobbiamo fare per trasformare quella società».

«Mi sembra che si possa dire di aver fatto qualche passo avanti solo se le donne che sono sempre state marginalizzate (perché la generalizzazione “donne” ha significato solo donne bianche della classe media) se coloro che hanno dovuto lottare, possono diventare il simbolo di quella categoria.

Come sarebbe, per esempio, avere una donna nera trans che si è occupata delle lotte contro la violenza, le lotte contro il “prison industrial complex” (la privatizzazione delle carceri e l’incarcerazione sistematica dei neri e dei poveri, ndr), come sarebbe avere quella donna come riferimento simbolico per la categoria “donne”?».

Angela Davis parla di femminismo intersezionale al WoW 2017
Angela Davis parla di femminismo intersezionale al WoW 2017 [screenshot dal video]
«Quando mi accorsi che mi chiamavano femminista la mia risposta al tempo fu: “Non sono una femminista, sono una donna nera rivoluzionaria!” ma negli anni le donne nere, le donne di colore hanno ridefinito il progetto del femminismo, per cui oggi il femminismo che si sta affermando, per usare la parola di cui parlavamo prima, è un femminismo intersezionale.

Non è un femminismo che vede la risoluzione alla violenza nell’incarcerazione, non è un femminismo “da soffitto di cristallo” e mi sembra che Hillary Clinton avrebbe dovuto avere la perspicacia necessaria a capire che le metafore sono molto importanti, invece ha sempre usato la metafora del “rompere il soffitto di cristallo”: ma chi può farcela se non quelle che sono già in cima?».

«Gli uomini, quelli progressisti, devono prendere l’iniziativa da soli, non c’è bisogno di venire invitati perché la maggior parte dei problemi che vengono costruiti come questioni femminili – la violenza domestica, la violenza intima da parte del partner, la violenza sessuale, la violenza di genere – sono nella maggioranza dei casi questioni maschili».

«Spesso pensiamo di dover solo scoprire cosa hanno fatto gli attivisti in passato per trovare una soluzione, ma questo tipo di atteggiamento non risolve il problema, perché chi tra noi ha esperienze che sono connesse al passato non è in grado di districarsi da alcune idee che spesso sono molto arretrate, e mi includo: ecco perché penso che il modo più importante per apprendere, a questa età nella mia vita, sia imparare dalle persone giovani».

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