Il femminismo è superato. Falso! Due chiacchiere con Paola Columba

Il femminismo è superato. Falso!” di Paola Columba, edito da Laterza.

Paola Columba ha le idee chiare riguardo al mondo del femminismo, di ieri e di oggi. Nel suo ultimo saggio “Il femminismo è superato. Falso!“, edito da Laterza nel marzo 2018, l’autrice e regista esplora infatti il mondo dei femminismi con occhio attento e curioso, mai scontato e intriso di una necessaria vena critica riguardo agli sviluppi del movimento negli ultimi decenni.

Columba avvia la sua riflessione partendo dal confronto con il passato, dalle generazioni di donne che si sono realmente battute per i propri diritti negli anni ’60 e ’70. Tra le altre, nel libro, troviamo le testimonianze di Marisa Cinciari Rodano, fondatrice di Udi (Unione Donne Italiane), Dacia Maraini, Lisa Canitano e Maria Rosa Cutrufelli.

Queste voci storiche sono comparate a quelle di oggi: voci di ragazze e giovani donne, incontrate davanti alle porte delle scuole superiori italiane mentre scappavano a casa dopo le lezioni. Donne che non si rispecchiano più nel femminismo (termine visto alla stregua di un insulto), che pensano di avere ormai raggiunto la parità senza però sapere bene come, quando o perché. Senza la coscienza, o la preoccupazione, di poter perdere quei diritti tanto anelati dalle loro madri o dalle loro nonne, diritti dati ormai per scontati, garantiti, intoccabili.

Columba afferma che oggi il termine femminismo viene infatti rigettato dalla generazione millennials a causa di un’incomprensione di fondo: le ragazze considerano il movimento come la lotta per la superiorità della donna sull’uomo. Sara, per esempio, lo dice chiaramente: “Per come la penso, femminismo significa che la donna è superiore. Io credo nell’uguaglianza tra uomo e donna”. Il concetto viene quindi snaturato e profondamente trasformato, perdendo la sua portata rivoluzionaria.

Anche a causa di queste differenze di vedute, l’autrice fa notare come il movimento non sia più limitabile a una singola ideologia ma si sia frammentato in un insieme di femminismi, una pluralità di idee e di obiettivi, diramati e incapsulati grazie alla grande rete del web: “Quindi il futuro del femminismo è nella Rete? Non lo so. Di certo, i tanti femminismi sono già una realtà che si muove, attivamente, anche grazie a Internet”, afferma Columba.

In “Il femminismo è superato. Falso!” la rivendicazione dei diritti delle donne viene studiata a 360 gradi, con riferimenti alle quote rosa, alla violenza e ai soprusi, al caso Weinstein e ai movimenti Ni una Menos e Se non ora quando.

Ho intervistato Paola Columba, che ci ha raccontato più nel dettaglio le idee che l’hanno portata a scrivere il saggio.

Nel tuo libro vengono riportate molte testimonianze di ragazze. È stato facile trovare persone con cui parlare? Le giovani erano disponibili al dialogo o preferivano evitare le tematiche proposte?

“Non è stato facile. Prima di tutto ho dovuto spiegare che le interviste non erano per un programma televisivo popolare, ma per un film documentario che approfondiva la questione del rapporto tra generazioni di donne. Mi interessava sapere da loro cosa sapevano del Femminismo storico degli anni ’70 e cosa ne pensavano. Alcune sono state molto disponibili ed è nato uno scambio veramente interessante. Alcune hanno risposto frettolosamente, altre hanno preferito non rispondere”.

Generazioni a confronto: la concezione delle tematiche femministe è radicalmente cambiata nel corso di pochi decenni. Trova che oggi ci sia abbastanza dialogo tra nuove e vecchie generazioni (in famiglia, a scuola, nelle piattaforme pubbliche)?

“No. C’è poco dialogo. E non sono io a dirlo ma molte delle ragazze con le quali ho parlato. C’è distanza e spesso incomprensione. Non amo generalizzare, ci sono anche delle rilevanti eccezioni. Ma il dato di fatto è che tra generazioni non si comunica”.

Un ritratto di Paola Columba, autrice de “Il femminismo è superato. Falso!” per i tipi Laterza.

I movimenti di Se non ora quando, Nì una menos, così come i fenomeni di #MeToo e i suoi tanti omologhi nazionali, mirano a riportare l’attenzione sulla lotta femminista. È però possibile raggiungere risultati concreti senza l’aiuto e l’appoggio degli uomini? Il femminismo è una lotta di sole donne, o è aperto alla partecipazione di tutti i generi?

“Una delle ragioni che ha creato la distanza tra le diverse generazioni di donne, le cosiddette femministe ‘storiche’ e le loro figlie e nipoti è stata proprio il separatismo, l’esclusione degli uomini. Allora, in quegli anni, è stato necessario. Ma si è creata una frattura, anche perché gli uomini, se non in casi rari, non hanno partecipato al processo di emancipazione prima e di liberazione poi che le donne hanno compiuto. Il femminismo di oggi è una lotta che deve necessariamente coinvolgere direttamente gli uomini ed è già aperto, soprattutto fuori dall’Italia, alla partecipazione di tutti i generi”.

Nell’ultimo capitolo si afferma che la forza eterogenea della Rete ha contribuito a frammentare il “femminismo” una serie di “femminismi”. Come la nascita di diverse correnti rafforzerà il movimento? È possibile fare tesoro delle differenze, declinandole magari in base alle diverse necessità nazionali?

“Grazie alla rete, le varie realtà dei tanti femminismi di oggi riescono a comunicare e ad unirsi. Quando è necessario far sentire la propria voce si uniscono in una lotta comune, manifestano insieme. E questo è possibile grazie al potente mezzo di Internet che in tempo reale ti fa sapere che le donne americane scendono in piazza per manifestare contro il loro presidente sessista e maschilista Donald Trump.

Le diverse correnti esistenti rafforzeranno il movimento solo se si uniranno. Purtroppo, oggi, dobbiamo intraprendere nuove battaglie per diritti che nel passato sono stati già acquisiti con dure lotte, dentro e fuori le istituzioni, come la difesa della legge 194 sull’interruzione di gravidanza sempre più disattesa. Nel nostro Paese è in atto una forte regressione. Dobbiamo difendere diritti che ci sembravano già acquisiti e intoccabili. E dobbiamo affrontare complessi problemi che la realtà del mondo globalizzato ci pone di fronte, come l’integrazione con culture e religioni diverse. Per non parlare del gap, del divario di genere.  L’Italia, secondo il rapporto del 2017 del Global Gender Gap che calcola il divario in base a criteri economici, politici, di salute e formazione, è all’ottantaduesimo posto su un totale di 144 paesi. Dietro la Grecia, ma anche dietro il Burundi, la Bolivia, il Mozambico e l’Uruguay”.

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