Il caso John Jolie Pitt, ovvero come non parlare dei bambini trans

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Negli ultimi giorni circolano in rete vari articoli come questo sulla presunta transizione di John Jolie-Pitt, figlio undicenne di Angelina e Brad. John è nato con il nome Shiloh in quanto gli era stato assegnato il genere femminile, ma fin da piccolo ha chiesto ai genitori di essere chiamato John.

Secondo le notizie, John avrebbe scelto di assumere bloccanti della pubertà, utilizzati di solito da persone transgender molto giovani prima di passare alla terapia ormonale sostitutiva.

Si tratterebbe di una bufala visto che la fonte citata, l’Agence France-Presse, ha smentito di aver mai diffuso questa notizia. Non stupisce comunque che la vicenda abbia generato scalpore, né che la questione sia stata trattata in modo superficiale, sessista e transfobico.

Questo articolo di Elle, il più diffuso in questi giorni tra i social network, è un ottimo esempio di come non parlare di una persona transgender (o presunta tale), specialmente se si tratta di un* bambin*.

A partire dal titolo, e continuando in tutto il pezzo, si parla di John al femminile e utilizzando il suo nome di nascita. Il sottotitolo recita: “La storia di Shiloh (e di tutte le bambine che si sentono dei maschiacci)”, confondendo l’identità di genere con una semplice questione di vestiti e taglio di capelli.

È vero, ci sono tante bambine cisgender che vestono in un modo che viene definito “mascolino”, ma non è detto che crescendo si identificheranno nel genere maschile e non è quindi il caso di appioppare etichette come “transgender” alla leggera. Sappiamo bene (o dovremmo sapere) che non sono gli indumenti o i giochi a provare l’identità di genere di un* bambin*.

In questo caso, però, non sembra affatto essere una questione di aspetto. John insiste da anni sull’utilizzo del nome maschile che ha scelto e dei pronomi maschili, quindi la scelta più rispettosa è riferirsi a lui in questo modo.

John in numerosi articoli è stato addirittura definito “figlia transgender”, come se si trattasse di una transizione verso il genere femminile invece di quello maschile, rafforzando neanche troppo sottilmente il luogo comune per cui il “vero” genere di una persona transgender è quello assegnato alla nascita.

In quest’altro articolo del Corriere della sera, si riporta la notizia sottolineando anche il fatto che Angelina Jolie si dichiarò bisessuale, come se l’orientamento sessuale della madre avesse qualcosa a che fare con l’identità di genere del figlio.

L’ennesima dimostrazione di come si faccia ancora grande confusione su questi temi anche nell’ambito giornalistico e di quanto sarebbe necessaria una adeguata formazione.

Quando si parla di persone transgender, e in particolare della loro transizione, è opportuno utilizzare un linguaggio appropriato e non discutere in modo morboso e invasivo del loro passato e delle scelte che fanno riguardo al proprio corpo.

Parlare di una persona famosa può essere un ottimo modo per rendere visibile la comunità transgender, facendo corretta informazione e rinunciando a sensazionalismi dannosi. Riusciremo a vedere la diffusione di questo tipo di articoli in futuro? Speriamo proprio di sì!

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