Educazione di genere: quei tabù sul sesso di cui nessuno ha bisogno

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Quando ho sentito che un programma si sarebbe dedicato in prima serata al tema del cyberbullismo e dell’educazione sessuale sono quasi svenuta dalla felicità.

Riuscire finalmente ad affrontare queste tematiche senza gridare “al lupo al lupo”, l’ho interpretato come un segnale di cambiamento. Finalmente un’apertura su argomenti di cui si fa un gran parlare senza effettivamente nessun tipo di approfondimento, considerati ancora tabù difficili da superare.

Succede poi che la puntata di Presa Diretta intitolata “Il tabù del sesso”, improvvisamente slitta, passa dalla prima alla seconda serata, perché “avrebbe potuto urtare la sensibilità dei giovanissimi all’ascolto”.

In queste righe potrei partire con una critica feroce per la miopia che ancora si dimostra nel parlare di queste tematiche, relegandole a qualcosa di “sconveniente”, dopo che ogni giorno siamo letteralmente sommersi da messaggi sessuali più o meno espliciti, senza nessun contesto di confronto o di approfondimento. Ma finirebbe per essere una critica fine a se stessa e forse anche improduttiva.

Voglio invece raccontarvi dell’importanza che la prevenzione e l’educazione dovrebbero necessariamente avere quando si affronta un tema come quello della sessualità, della terribile mancanza che compiamo nello scegliere l’oscurantismo a discapito dell’informazione.

Perché è di questo che si tratta: informazione, possibilità di aprire dialoghi costruttivi, di conoscere, di uscire fuori dai soliti stereotipi triti e ritriti, scardinando minuscole certezze in favore di una visione più ampia dell’argomento, cercando di conoscere le diverse realtà, senza sputare sentenze.

Da psicologa ho lavorato spesso nelle scuole, intervenendo in condizioni critiche, già estremizzate, in cui si sperava che l’operatore di turno potesse fare un miracolo in una situazione oramai esplosa. Generalmente lavoro con ragazzi e ragazze dai 12 ai 14 anni, con un piede nell’età adulta e uno nell’infanzia. Ho sempre notato uno smarrimento totale nel momento in cui si comincia a parlare di sesso, e di emozioni, addirittura un totale analfabetismo nel riconoscere le emozioni principali.

Perché parlare di educazione sessuale ed educazione di genere è anche questo: un invito alla consapevolezza, alla scoperta e al riconoscimento delle nostre emozioni e delle nostre dinamiche emotive. In effetti mi chiedo quanto sia importante che i nostri figli e le nostre figlie sappiano tutto sulle guerre puniche, se poi sono totalmente sprovvisti sul piano emotivo, non riconoscendo la rabbia, la paura o la tristezza come condizioni naturali nella vita di ognuno di noi.

Eppure i ragazzi e le ragazze hanno fame di sapere, hanno fame di essere ascoltati da un mondo adulto giudicante, competitivo che cerca di tenderli verso la grigia uniformità. Durante i miei incontri e i miei progetti nelle scuole ho trovato splendide risorse nelle classi in cui ho lavorato. I ragazzi e le ragazze sono stati parte attiva nelle discussioni; le loro opinioni, i loro pensieri sono sempre stati i protagonisti assoluti.

L’ascolto attivo è sempre stato totale. Il mio è sempre stato un intervento il più possibile accogliente, puntato sull’unicità e sul rispetto di ciascuno.

Proprio il rispetto e il bullismo costituiscono una bella coppia da cui partire.

Gli episodi di bullismo quotidiani nelle scuole si sprecano, ma hanno una grossa risonanza mediatica solo quelli con un esito drammatico. Ultimamente è stata anche proposto di configurare questi episodi come un vero e proprio reato, nella convinzione che la punizione possa essere un deterrente valido in situazioni del genere, quando basterebbe lavorare sulla prevenzione.

È così difficile ricordarci che i nostri figli e le nostre figlie sono essere pensanti e lo sono da subito?

Vivono in questa società in cui fanno fatica e cercano di farsi spazio, in cui si vorrebbero dei punti di riferimento responsabili, non degli adulti che gridano allo scandalo quando si trattano tematiche legate alla sessualità o più semplicemente quando si cerca di parlare di emozioni, senza trascinare il discorso nella tristissima dicotomia del giusto o sbagliato (come cerca di fare, ad esempio, la campagna sulla fantomatica “ideologia gender”).

Parlare di educazione sessuale ed emotiva non vuol dire circuire nessuno, si vuole solamente legittimare ogni possibile emozione, far maturare in ognuno il rispetto per ciò che non è uguale a noi, perché ricordiamoci che è da questo questo tipo di consapevolezze che possiamo far crescere degli adulti realizzati, pensanti e consapevoli.

O è forse questo che ci fa così tanta paura? Il sapore della libertà e del confronto?

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