Educare Alle Differenze 2: cosa abbiamo imparato

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Il 19 settembre per noi di Pasionaria è stata una data importante: per la prima volta abbiamo presentato il nostro progetto a un evento pubblico. E che evento!

Insieme ad altre 250 associazioni abbiamo preso parte alla seconda edizione di Educare alle Differenze, un meeting nazionale dedicato a insegnanti, formatori, attivisti e chiunque si occupi di educazione di genere. Un incontro importante e necessario in questo momento storico in cui le forze conservatrici che sentono minacciato il loro status quo seminano nuove pericolose paure (vedi alla voce “ideologia del gender”).

Educare alle Differenze è stata una risposta, forte e chiara, a chi si oppone alla valorizzazione e al rispetto delle diversità. Ma per noi è stata anche una vera e propria iniezione di energia: siamo tornate a casa piene di idee, di stimoli e di motivazione.

Perché anche se per la prima volta ci siamo messe dietro una cattedra, proponendo un laboratorio sulla comunicazione del femminismo online, questo evento è stato prima di tutto un momento di scambio e collaborazione, una fonte d’ispirazione da serbare per i momenti più difficili, quando ci sentiamo sopraffatte e abbiamo la triste sensazione di lottare contro i mulini a vento.

Per questo vogliamo condividere con voi alcune delle tante cose (belle) che abbiamo imparato.

 

C’è tanta voglia di combattere l’indifferenza

Forse quella che combatte contro le discriminazioni non è la maggioranza del paese, ma potrebbe diventarlo. Potrebbe diventarlo perché c’è voglia di coinvolgere nel discorso anche quelle persone che – per indole, perché gravate da mille altri problemi o per loro fortuna – non hanno mai fatto esperienza diretta della discriminazione o non hanno i mezzi per rendersene conto. Potrebbe diventarlo perché qualcuna di quelle persone, anche solo per curiosità, è venuta a vedere quello che si faceva alla Scuola Cattaneo.

Dove c’erano le (e gli) insegnanti, che faranno tesoro di quanto appreso e lo incorporeranno nella loro didattica, instillando consapevolezza nelle studentesse e negli studenti che avranno di fronte: perché per battere le discriminazioni occorre battere prima di tutto l’indifferenza.

 

Il femminismo gode di ottima salute

Tutti i giorni con Pasionaria ci rendiamo conto che il femminismo non è mai preso alla leggera. Ci sono persone che ne sono intimorite, altre che lo rifiutano o addirittura lo combattono. Questo è uno dei motivi per cui è nato il nostro progetto: far capire che il femminismo non nasce per costruire recinti, ma per abbatterli. Il femminismo non vuole costruire muri ma ponti ed Educare alle Differenze è stata un’occasione per farlo.

In tante si sono fermate al nostro banchetto a farci domande, interrogarci sul nostro progetto, discutere di cosa fosse il femminismo oggi. E in tante hanno resistito fino al tardo pomeriggio di sabato per partecipare al nostro laboratorio, a cui erano presenti non solo donne ma anche uomini. Vogliamo ringraziare ognuna e ognuno di loro, perché ci hanno confermato che parlare di femminismo è un’occasione preziosa per confrontarsi e partecipare insieme al cambiamento.

 

L’importanza dello scambio intergenerazionale

Uno dei punti di forza dell’incontro è stato lo scambio di conoscenze, competenze e abilità non solo fra gruppi diversi per interessi specifici, storia, provenienza geografica, ma anche per questione anagrafica.

I gruppi più giovani come il nostro, della cosiddetta “terza ondata femminista“, portano uno sguardo contemporaneo sul mondo e soprattutto l’abilità di usare i nuovi media e i linguaggi giovanili. Le femministe che hanno vissuto in prima linea i movimenti degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, portano un bagaglio di esperienze, di conoscenza non solo teorica, ma soprattutto politica: quando questa ricchezza si incontra ha una potenzialità dirompente.

 

Non c’è cambiamento senza collaborazione

Educare alle Differenze è nato grazie all’impegno di Scosse, la fantastica associazione promotrice dell’evento. Ma non avrebbe mai avuto luogo se le tante realtà, piccole e grandi, che in Italia si occupano di educazione, e i singoli e le singole insegnanti, formatori e formatrici, artisti e artiste, attivisti e attiviste, non avessero fatto rete.

Se mai ce ne fosse bisogno, questa è l’ennesima dimostrazione che per cambiare il mondo dobbiamo farlo insieme. Quindi educhiamo alle differenze, ma educhiamo anche noi stesse e noi stessi ad accettare le  differenze che ci sono fra noi che siamo in prima linea per il cambiamento! Solo se diventeremo davvero un fronte unito, forte e compatto – nonostante tutte le nostre peculiarità e diversità – potremo davvero fare la differenza.

 

di Benedetta Pintus e Beatrice da Vela

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