Diletta, mamma leonessa

Diletta, Tito, Elena

Mamma: Diletta

Età: 30 anni
Professione: addetta stampa e pr
Figli: Tito, due anni e mezzo
Figlie: Elena Giulia, tre mesi

Nocche tatuate e biberon in mano, Diletta si destreggia tra passeggino, forno a microonde e frigorifero con quell’agilità casalinga di cui solo le madri sono dotate. Abbiamo poche ore di tranquillità prima che il suo primogenito, l’uragano Tito, torni dall’asilo nido. Mentre chiacchieriamo, la piccola Elena Giulia non le stacca gli occhi di dosso neanche per un secondo.

E anche io, lo ammetto, la osservo un po’ incantata.

Conosco Diletta da anni e non mi capacito di come nonostante le ore piccole, i capricci, il pediatra, le pappe e insomma, tutto ciò che comporta la follia di mettere al mondo non solo un figlio ma ben due, lei non abbia perso un colpo. E’ sempre la stessa impegnata, energica, sorridente Diletta. Un vulcano come e più di prima.

Io, che convivo solo con un gatto, faccio fatica a pulire – una volta ogni tanto – due stanze e mezzo e quasi tutte le sere sono così stanca da non riuscire a fare qualcosa di più faticoso che guardare Downton Abbey. Lei, che ha un marito e due figli piccoli, ha la casa sempre in ordine – con delle carte da parati strepitose, tra l’altro – e una vita sociale da fare invidia a Zelda Fitzgerald.

Oltre che, ovviamente, fare yoga, volontariato e anche le cheesecake.

Dunque non mi stupisce che abbia scelto per la rubrica sulla maternità di cui si occuperà per Pasionaria – sì, farà anche questo – il titolo “Leonesse”: pochi altri animali potrebbero rappresentarla meglio, visto anche il caschetto dorato.

Dilli, cosa significa per te essere una mamma leonessa?
Le leonesse hanno in mano la gestione della famiglia. Mi piace pensare di essere così: coraggiosa e sempre pronta a proteggere i miei piccoli. D’altronde il rapporto con i propri figli è qualcosa di “animale”: ogni genitore fa quello che si sente, agisce secondo il suo intuito e la sua sensibilità. Ognuna e ognuno ha il suo modo di educare e crescere i bambini.

Qual è il tuo?
Mi piace che l’educazione sia corale e sociale: dico sempre che i mie bambini sono un po’ i figli di tutti! Cerco di tessere per loro una rete affettiva allargata, così fanno più esperienze. Li porto sempre in mezzo agli amici quando è possibile e d’estate ci trasferiamo con zii e cugini nella casa al mare. La gestione dei piccoli diventa allargata, così riesco anche a riposarmi un po’ ogni tanto!

Quindi hai anche tempo di riposarti nonostante tutti i tuoi impegni?
Non piace l’idea di abbandonare le mie passioni perché ho fatto dei figli. E’ un orgoglio per me riuscire a portarle avanti, anche se ovviamente con molta più fatica. Suono il basso, faccio volontariato con l’Avis, partecipo a progetti culturali. La mia curiosità non si è fermata.

Un’altra delle tue passioni sono i tatuaggi. Sei mai stata giudicata per questo una volta diventata madre?
C’è chi mi ha chiesto: non temi che ai tuoi bambini quando cresceranno non piacerà avere una madre tatuata? E’ ridicolo! Per loro sarà una cosa naturale. Io sono per la massima libertà d’espressione e mi piace essere una madre tatuata.

In che altri pregiudizi sei inciampata?
Le poche volte che esco fuori la sera capita che qualcuno mi giudichi perché non sono rimasta a casa con i bambini, anche se magari loro non si accorgono di niente perché dormono. Il padre è perfettamente in grado di gestirli da solo, ma per molti è amorale che io li lasci a lui per uscire a divertirmi per qualche ora. Non accade il contrario: quando mio marito esce nessuno si scandalizza, anzi, lo invitano sempre a trattenersi di più in giro.

Come se non bastassero tutte le pressioni che vivono ogni giorno le mamme… tu come le vivi?
C’è molta ansia intorno alla maternità, fin dalla gravidanza. Tutti hanno qualcosa da dirti: che il bambino deve pesare un certo tanto o deve essere allattato in un certo modo e così via. Io ho sempre cercato di ascoltare solo i professionisti e ho evitato di frequentare corsi o gruppi di mamme. Al parto già ci pensavo di mio tutto il tempo, ci mancavano solo quelli! Preferivo frequentare amiche non incinta.

Ricordo che durante le gravidanze non eri di ottimo umore…
Stavo male. Non c’è stato periodo più brutto che abbia vissuto in tutta la mia vita. Quando sentivo altre madri che parlavano della gravidanza come di una esperienza fantastica mi arrabbiavo ancora di più!

Insomma diventare mamme per davvero non è così poetico come spesso ce lo raccontano. Cos’altro non sopporti?
I bigotti che non hanno figli e si permettono di giudicarmi. E poi il fatto che in questo paese non sei per niente tutelata quando decidi di mettere su famiglia. Non dico solo dal punto di vista economico, ma anche dei servizi. In Italia una donna se non ha già una base da cui partire non può fare figli.

A te hanno messo anche in cassa integrazione poco dopo la prima maternità…
Non è facile. Per crescere dei bambini, però, oltre ai soldi, è importante anche avere del tempo. Il fatto che io fossi in una tale situazione da questo punto di vista è stato impagabile. Ma si possono educare bene i propri figli anche tornando subito al lavoro, non critico chi fa questa scelta.

Una faticaccia.
Sì, ma il rapporto affettivo con i miei figli mi ripaga da tutte le fatiche. E’ una soddisfazione continua.

Benedetta Pintus

Sarda, giornalista, fondatrice e amministratrice di Pasionaria.it. Femminista da quando, a sette anni, il parroco le disse che le bambine non potevano fare il chierichetto.

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