Dieci ottime ragioni per non diventare madri

tumblr_lhoy1keTAy1qf1kw0o1_1280
WOW! Riesco a dare la vita e a cambiare pannolini! – by Anne Taintor

Come si sentono e cosa provano le donne senza figli? In pochi finora si erano posti questa domanda. A dare una risposta ci hanno pensato Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, le due autrici e registe del documentario Lunàdigas, dedicato a coloro che – per scelta o per destino – non sono diventate mamme.

Chi si aspetta analisi sociologiche e dissertazioni culturali, rimarrà deluso. Tutti gli altri ne saranno stupiti. Perché Lunàdigas (così si chiamano in sardo le pecore che non hanno figli) non è un documentario come tutti gli altri. Non segue un ragionamento, non porta avanti una tesi. Lunàdigas non è un documentario che spiega, ma un documentario che ascolta.

Ascolta le voci di donne (e anche qualche uomo) che si raccontano senza filtri. Donne famose e donne sconosciute, che ripercorrono la propria vita, si emozionano, si prendono le loro pause, ricordano, si incupiscono, sorridono. Lunàdigas è un mosaico di ritratti, tutti diversi e autentici, da esplorare: le registe hanno lasciato spettatrici e spettatori liberi di navigare a proprio piacimento tra testimonianze e monologhi impossibili.

Questo documentario per me ha rappresentato qualcosa di speciale. Non solo perché tante riprese sono state girate nella mia città (Cagliari) e nella mia spiaggia del cuore (il Poetto), ma perché mi ha spontaneamente portato a farmi una domanda importante: voglio dei figli?

Non sono una ragazzina, ho superato i 30 da un po’, perciò ovviamente mi era già capitato di pensarci. Ma non ci avevo mai riflettuto per davvero. Sarà che ai miti dell’orologio biologico e dell’istinto materno non ho mai creduto e mai crederò. Sarà che mentre tante mie amiche si riproducevano e altre non vedevano l’ora di farlo aspettando l’uomo “giusto” o un posto di lavoro migliore, io ho sempre pensato ad altro. Fatto sta che fare bambini non è mai stata una mia priorità, né tantomeno un mio sogno.

Sì, certo: qualche anno fa se pensavo a un futuro lontano e nebuloso mi vedevo con un compagno e dei figli. Ma ora che questo futuro è arrivato, penso che la mia visione da Mulino Bianco fosse più un retaggio culturale che una mia reale aspirazione: mi vedevo così perché così mi dicevano che sarebbe dovuto essere nel migliore dei mondi possibili.

Ora che questo futuro è arrivato, l’idea di mettere al mondo un neonato mi atterrisce. Non per la fatica della gravidanza, i dolori del parto o le responsabilità. Mi spaventa la possibilità di perdere l’indipendenza e l’identità conquistate così faticosamente. Mi spaventa che un essere umano possa dipendere da me per sempre, senza possibilità di compromessi. Mi spaventa la facilità con cui potrei ferirlo, o condizionare la sua vita. Mi spaventa che il mondo mi riconosca non per la persona che sono ma per il mio ruolo di madre.

Qualcuno direbbe che evidentemente non sono ancora pronta a diventare mamma. E perché mai un giorno dovrei esserlo? Fare la figlia, la sorella, la cugina, l’amica, la fidanzata e l’amante è già decisamente impegnativo e potrebbe bastarmi per il resto della vita. O forse no. E se quel giorno arriverà, non mi guarderei indietro.

f6832df62e82de7cf0dda57ee24754bd
Solo perché ho un utero non significa che ci voglia dentro un bambino.

Nel frattempo, però, dedico a me stessa e a tutte le altre donne che non desiderano essere madri, dieci ottimi motivi per rimanere “lunàdigas”, tratti dal prezioso webdoc di Nicoletta e Marilisa.

“Ho sempre pensato che non avrei avuto figlioli. Non ho mai avuto questo desiderio. Ho sempre più avuto attrazione per gli animali che per i bambini” – Margherita Hack

“Il non essere madre mi procura un senso di felicità enorme, un senso di libertà a 360 gradi. La libertà di vivere la mia vita e non quella di un ipotetico bambino. Libertà di muovermi, libertà soprattutto di essere me stessa” – Kathia Deidda Mocci

“Questo assillo della maternità, di dover per forza dimostrare che sei madre, che puoi essere madre, il dover dichiarare ‘io ho deciso di no’, mi è sempre sembrata una sovrastruttura culturale punitiva” – Lidia Menapace

“I bambini non mi piacciono e io non piaccio ai bambini. Non mi è mai piaciuto giocare alla mamma. Non è stata una scelta cosciente, semplicemente era così” – Nela Matas

“Mi ha sempre toccato vedere le donne indaffarate, con tanti figli, devastate dallo stress, dalla fatica. E ho sempre pensato che la maternità fosse sì un privilegio, ma forse anche un’ingiustizia per le donne” – Afra Carubelli

“Mi sono rifiutata di mettere al mondo una creatura perché percepivo la condizione umana come sofferenza. Perché far nascere qualcuno che inevitabilmente avrebbe sofferto?” – Carla Slanzi

“Non mi sono mai posta il problema. Non penso di essere una metà che dev’essere riempita con un’altra metà” – Letizia Renzini

“Non avrei potuto fare il lavoro che faccio se avessi avuto dei bambini” – Rossella Faa

“Sognavo di non svolgere alcun ruolo e di non essere vista e interpretata partendo da un ruolo” – Annarita Oppo

“Non mi è mai piaciuta la limitazione della famiglia. Da ragazzina trovavo tanta incomprensione, tanta infelicità, tanta crudeltà da parte degli uomini nei confronti di queste donne che dedicavano tutto il loro tempo alla famiglia, ai figli, al marito, alla casa. Una forma di novella schiavitù. E io mi dicevo fra me e me: no, io non voglio assolutamente fare questa fine” – Nives Simonetti

15 COMMENTI

  1. Dopo questo 8 marzo rispondo all’articolo di Benedetta a proposito di vivere con gioia questa stagione della sua vita senza provare il desiderio di essere donna madre. Ho sempre pensato che una delle conquiste più grandi degli anni della contestazione femminile fosse stata quella di potersi sentire pienamente donna senza la presenza di un uomo accanto o di un figlio. Non una donna a metà che doveva vergognarsi “per non essere stata scelta da un uomo”, non una donna infelice da commiserare perchè senza figli “non poteva affermare in pieno la sua femminilità”, ma una donna completa con la dignità che aspetta a qualsiasi essere umano di voler realizzare la sua vita come meglio vuole. Non credo che quello di Benedetta sia un inno alla non maternità, un’esaltazione ad una vita futura senza impicci di figli o mocciosi intorno. Penso che sia invece un’affermazione di star bene a 30 anni anche senza provare il desiderio di una maternità. Mi è sembrato di percepire più uno sfogo per liberarsi di quelle noiose considerazioni che spesso noi donne continuiamo a fare: “Ma come?! Non pensi ad avere figli? Non sei ancora fidanzata?”. Mi unisco quindi a Benedetta che vive pienamente i suoi anni con gioia e quasi ironicamente ci presenta il decalogo dei motivi per non avere figli. Forse non ne vorrà mai, forse ne avrà più di uno come me. L’importante è che nessuna donna offra ricette facili ad altre donne su come ci si debba comportare per essere “una donna completa”.

  2. Io dico semplicemente che a 48 anni sto bene senza figli. …e diciamolo. ..anche x il.problema economico. ..e poi non si avranno le preoccupazioni d quando saranno adolescenti. ..e condivido tutte le cose che son state scritte. …la perdita dell’indipendenza a cui tengo molto. Inoltre ho conosciuto un ragazzo che mi piace che ha 38 anni. …ci siam conosciuti da poco. ..ma lui ha già un figlio da una precedente relazione e molti casini ed è disoccupato. ..anche volendo come si fa ad avere figli con lui….in pratica lo mantengo io. …insomma non si può. …poi io tutti i giorni ho una classe d 26 bambini. …quindi non mi mancano x niente. …anzi. …

  3. Quello che mi rattrista delle vostre risposte è che ognuna di voi ha parlato solo all’alto del proprio egoismo … mi è piaciuto … non mi è piaciuto … credo, invece, che consapevolmente o non la maternità sia semplicemente uno dei più significativi atti d’amore e di altruismo che una donna possa avere l’occasione di realizzare nella propria vita … e vi prego, risparmiatemi risposte del tipo … Sei un uomo … che vuoi capirne!
    Forse dovreste chiedervi perchè non siete più capaci di amare … e non parlo certo del vostro compagno …

  4. Non ho figli, mi sono sposata a 42 anni perché solo a 41 ho incontrato il vero Amore. Abbiamo provato in tutti i modi ad avere figli, ma alla fine mi sono arresa anche per la mia salute mentale.
    Però non c’è giorno che non pensi a quanto sarebbe stato bello averlo potuto fare. Forse è un mio limite non so.

    • Ciao Federica, grazie per aver condiviso la tua storia. Mi dispiace molto per questo tuo dolore, non credo assolutamente che sia un tuo limite: ognuna di noi ha i suoi desideri e vanno rispettati. Forse guardando il documentario delle Lunàdigas potrai trovare un po’ di conforto ascoltando le voci di altre donne senza figli, alcune delle quali hanno avuto esperienze simili alla tua. Un abbraccio

  5. Quello che mi dispiace è che chi è genitore,vede in qualche modo chi non lo è,per scelta o per destino,in difetto!
    In difetto perché non li vuoi,in difetto perché non riesci ad averli,in difetto perché non li adotti!
    Ora basta!questa condizione deve finire!nessuno nega il fatto che sia l’esperienza della vita,il completarsi di un amore,il destino o il dovere di ogni donna!ma come voi avete scelto di averli,vi sono capitati per caso e li avete tenuti..voluti,li trattate bene,li trattate male, noi che per forza o per scelta non li facciamo,non li cerchiamo,ce ne siamo fatti una ragione,vorremmo che voi non ci facciate sentire in difetto!ma difetto di cosa?di essere egoisti?di voler dare priorità ad altro?,di accontentarsi di un destino invece di accanirsi con una provetta?
    Ognuno decide della propria vita!non sapete cosa significa scegliere?
    Ecco..rispettiamo il vostro essere genitori..
    Rispettate la condizione di chi non lo è..
    Qualsiasi sia il perché della sua/nostra scelta,noi non vi chiediamo il perché delle vostre!
    E,secondo me,noi che non li abbiamo, tendiamo a giustificare la nostra scelta,perché in realtà la società ci chiede di farlo..ogni volta che la gente ti chiede “hai figli?”..”che aspetti a fare figli?”..”perché non hai figli?”
    Quanti di voi non lo hanno mai detto?mai pensato??

    • Non credo che si debba fare di tutta un erba un fascio..e per esempio non sono il tipo di donna o di mamma, che obbliga un altra donna a farne o anche solo a pensare di farlo per forza, ognuno di noi DEVE alla propria vita e alle proprie esperienze fatte, la giusta risposta!un unico rammarico ho…speriamo che le donne che vedono il proprio futuro senza figli, non superino mai quelle che invece nel bene e nel male sperano di diventare madri, se no diventeremo inevitabilmente a “RISCHIO D’ ESTINZIONE”..ed anche con questo commento, non voglio assolutamente accusare chi non la pensa cosi….io sono madre di due figlie, stanchissima..e che quando leggo il link mi accorgo di quanto sia vero, e penso a quanto sicuramente sarei stata meglio senza figli. .di quanto mi sarei sentita libera di scegliere come vivere….ma questa sono io..

  6. Condivido in pieno l’impostazione antidogmatica. Sono sposata e ho messo al mondo una figlia ma lotto contro il mito della matrona che incarna e perpetua i valori maschilisti della società patriarcale come gli unici possibili. Personalmente, con la stessa onestà antidogmatica con cui Benedetta ha scelto di essere lunàdigas, io posso dire che la maternità è nei miei 31 anni di vita l’esperienza più intensa e meravigliosa. Piena di difficoltà e di sacrifici ma allo stesso tempo arricchente come nessun’altra. Una bella prova per la propria identità senza dubbio. Un conto è decidere per sè, un altro decidere anche per un altro essere di cui almeno all’inizio è difficile interpretare la volontà. Mai mi sono sentita più fragile. Ma quando poi la “divinità aliena” pian piano diventa più comprensibile, le gioie sono di giorno in giorno più grandi. E l’identità muta ma non si annulla, si tende, si riposiziona, è elastica, come l’utero appunto. Insomma è un autentico sbatti lontanissimo -per fortuna- dal mulino bianco ma ne vale àassolutamente la pena!

    • Grazie Irene della tua testimonianza! Non c’è mamma che non dica che mettere al mondo un figlio sia la cosa più bella del mondo e non ho motivo, né intenzione, di smentirlo! Mi colpisce però che dopo questo mio articolo, molte mamme ci abbiano tenuto a dirmi quanto sia meraviglioso fare figli e quanto ne sia valsa la pena nonostante le difficoltà, difendendo la propria scelta. Ne sono molto contenta, perché io non ho certo voluto sminuire le madri o dire che sono succubi dei propri figli! Le mamme sono tutte coraggiose e diverse, e hanno tutta la mia stima. Allo stesso tempo non penso che chi non prova questa esperienza – senza dubbio straordinaria – debba necessariamente sentirsi meno completa come donna o colpevole di non essersi voluta assumere delle responsabilità. Era semplicemente questo che volevo comunicare. E sono convinta che chiunque scelga assecondando il proprio io, qualsiasi scelta faccia, non solo non perderà di vista la propria identità ma non si pentirà mai di nulla. Un abbraccio a te e alla tua bimba!

  7. In fondo qualunque legame di un certo spessore in qualche misura presuppone la perdita di una quota di indipendenza o il fatto di ferire l’altro in qualche modo. A fronte di altri “guadagni” emotivi. Ognuno poi trova il proprio equilibrio. È così si torna sempre alle scelte e alle sensibilità individuali. Che, per quel che ti riguarda, descrivi molto bene.

  8. Post molto bello, si sente tutto il coinvolgimento.

    Diventare madre? Non è detto che si perdano l’indipendenza e l’identità o che il figlio dipenda per sempre: sono rischi ma nemmeno così probabili, perché se li si ha ben presenti il colpo si para meglio. Così per la possibilità di ferire e condizionare e di non essere più riconosciute se non come madri. Insomma è la vita: esistono, credo, infinite possibilità di declinare la stessa esperienza. La mamma non è per forza, e per fortuna, quella del mulino bianco.
    Però non è nemmeno detto che si debba essere madre necessariamente. Tutto sta ad ascoltarsi, credo.

    • Grazie Gabriele! Son d’accordo con te, la scelta è personale. Quelli che ho espresso in questo articolo sono i miei personalissimi sentimenti riguardo alla maternità. Anzi alla MIA possibile maternità. Ognuna/o vive questo aspetto della vita come si sente. Ciò che mi sembra importante quando si parla di questo tema, è dare voce a tutte le istanze, senza far sentire inadeguata/o chi fa scelte differenti da quelle considerate più “normali” o “dovute” per cultura, tradizione, religione o norme sociali. Per il resto, son sinceramente convinta che pensare di non perdere la propria indipendenza figliando o credere di essere in grado di non ferire mai i propri bambini, sia una visione abbastanza illusoria e poco consapevole dell’essere genitori!

      • avere un figlio ti cambia la vita, è una creatura che dipende da te (o da qualsiasi adulto faccia le veci dei genitori in quel momento) per ogni cosa..e questo ti toglie “indipendenza” inevitabilmente..ma anche pesare che non avrai mai e poi mai del tempo per te, e che non sarai mai più felice o che non ti divertirai mai più mi è sempre parsa una visone apocalittica e alla fin fine ingiusta quanto quella idilliaca.
        Comunque insisto: è una fatica, è una responsabilità, è un impegno grande e se non te la senti fai benissimo a non assumertelo

        • Ciao Richie, non volevo riferirmi all’indipendenza “materiale”. E’ evidente che se fai un figlio non puoi fare quello che ti pare quando ti pare, ma neanche se hai solo un cane o un marito, per dire! Io parlavo più di indipendenza a livello “esistenziale”: un figlio è un legame per la vita, che non può essere paragonato a nessun altro tipo di legame. Io non ho visioni apocalittiche della maternità, amo i bambini e li rispetto molto, così come amo le famiglie numerose (la mia ad esempio!). Non mi spaventano l’impegno e la responsabilità quotidiana, o la fatica fisica, mi spaventa l’ineluttabilità dell’essere madri. La mia è una considerazione a lungo raggio, perché spesso le mie coetanee quando parlano di maternità pensano solo ai neonati, ai bambini. Ma i bimbi crescono, diventano adolescenti, adulti e tu sei comunque la loro madre. E’ un vincolo assoluto, totale, nel bene e nel male. Ne sento il bisogno ora? Personalmente no.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here