Ti diranno che sei sbagliata, ma tu non crederci

I'm not a princess, I'm a rock star
Immagine da popcornstone.com

Hai presente le bugie? No, Pinocchio non c’entra, è un’altra la storia che ti voglio raccontare.

Come iniziano le storie? Con “c’era una volta”?

La mia inizia così: ci sarà un tempo troppo lungo durante la tua vita in cui capiterà, e sarà inevitabile, che ti racconteranno delle bugie. Sai qual è una delle più grosse bugie che ti diranno?

Proveranno a dirti che sei sbagliata, in difetto, imprecisa, mancante.

No, non te lo diranno così esplicitamente, ci mancherebbe.

Ci saranno tanti piccoli atteggiamenti, tante piccole parole, tante piccole azioni che inizieranno a farti venire dubbi. Dubbi che si faranno strada nella tua mente, instillandoti piccole insicurezze, che spesso diventano zavorre ingombranti, sempre più grandi.

Si inizierà dall’infanzia, hai presente le favole? Ti racconteranno che esistono principi coraggiosi, temerari, sempre pronti a salvare la principessa di turno. Ecco, questa è la prima bugia: le principesse si possono salvare da sole ma cercheranno di non fartelo sapere. Capiterà che ti chiameranno principessa trascurando il fatto che tu magari vorresti essere il drago oppure il cavaliere.

Ti chiederanno di essere accomodante, accogliente, gentile, sorridente: in fondo le brave bambine fanno questo, o no?

E dopo l’infanzia arriverà l’adolescenza. Vogliamo parlare dei modi in cui cercheranno di omologarti a un’immagine di femminilità che è sempre la solita? Di come cercheranno di spingerti verso un canone predefinito, statico, che riuscirà a farti sentire comunque in difetto?

Perché – parliamoci chiaramente – l’adolescenza sarà un gran periodo difficile, in cui proverai a farti strada nella vita, a correre sulle tue gambe, ma spesso quelle stesse gambe saranno giudicate per il fatto di essere troppo esposte, troppo veloci, troppo volubili.

Il tuo modo di essere sarà sempre sotto un occhio indagatore e parecchio critico.

La tua storia andrà avanti: arriverà una laurea o anche un dottorato o comunque un lavoro. Ma nonostante i tuoi traguardi, c’è chi non si curerà della tua professionalità, i tuoi sacrifici, il tuo farti strada in questo mondo abbastanza complicato, ma del fatto che tu sia accompagnata o meno da un uomo, da quel famoso principe azzurro che dovrà proteggerti da tutti i mali. Come se tu da sola non potessi farlo, come se tu per essere davvero felice dovessi per forza stare in coppia.

E nonostante la tua indipendenza, e i risultati raggiunti, ci sarà un pizzico di vulnerabilità, e capiteranno giorni in cui finirai davvero col credere che forse in quella favola raccontata da bambine ci fosse qualcosa di vero.

Ti ricorderai di quando da bambina ti mettevano un bambolotto tra le braccia e tu pretendevi che fosse tuo figlio, perché potrebbe arrivare il giorno in cui diventare madre non sarà dettato da una scelta consapevole e personale ma una diretta conseguenza del tuo essere donna. Perché l’equazione donna e mamma sembra inevitabile, una spada di Damocle che pende sopra la tua testa. Essere o non essere mamma diventerà un quesito degno del migliore Amleto.

Beh, io voglio dirti una cosa: le storie si possono riscrivere.

Nonostante ti possa sentire sbagliata, in difetto, incompleta tu sei prima di tutto una donna, sei prima di tutto portatrice di un cambiamento: il tuo.

No, non devi inseguire proprio nulla se non i tuoi reali bisogni. Non quelli di una società che ancora ti relega in un angolo, che ancora ti racconta che ci sono cose da maschio e cose da femmina, che ancora preme affinché la diversità sia un difetto e non una meravigliosa conquista.

Si tratta di prendere in mano il potere, si tratta di pensare con la tua testa, si tratta di decidere e di diventare protagonista della tua vita.

Perché tu e soltanto tu puoi essere la variabile che può cambiare la tua vita. Perché la favola della tua vita puoi essere soltanto ed esclusivamente tu.

Pronta a scrivere?

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