Body shaming da spiaggia, quando le parole diventano violenza

Body shaming, disegno dell'artista femminista Carol Rossetti
Body shaming, disegno dell’artista femminista Carol Rossetti: “Dopo 5 anni passati a lottare contro il proprio corpo, Joanna è riuscita a indossare un bikini in spiaggia. Joanna si è divertita moltissimo e si è resa conto che non ha bisogno di cambiare il suo corpo per sentirsi bene!”

Avete presente cosa sono le parole? Vi siete mai soffermati sul loro significato e sulla loro potenza? Le parole sono una parte fondamentale della nostra vita, con loro possiamo comunicare, possiamo riuscire ad entrare in relazione, possiamo riuscire a rappresentare le nostre idee, i nostri bisogni, i nostri sogni.

Succede però che le parole possano essere scagliate con violenza, forza, possano diventare vere e proprie invettive che travolgono come un fiume in piena.

Le parole devono emergere con consapevolezza altrimenti possono diventare armi terribili. Possono diventare veicolo di odio, di disinformazione, di aspra critica volutamente crudele.

E’ il caso del body shaming, cioè l’atteggiamento socialmente accettato con cui si cerca di far vergognare chi ha un corpo fuori da quella che è considerata “la norma”.

Prendiamo come esempio la mia ultima settimana al mare: ho sentito tanti di quei giudizi scagliati verso dei corpi  considerati “imperfetti” che tuttora mi chiedo il senso e la gratificazione che si può provare nello sputare sentenze così aride. Se poi fai notare questa modalità così incomprensibile di atteggiamento vieni considerata quella un po’ noiosa, che proprio non riesce a star dentro la “chiacchieretta”.

Mi chiedo ogni volta cosa mai ci sia da ridere sul corpo di un’altra persona, perché dovrei “permettermi” di giudicare una coscia fuori, un vestito che può risultare corto, una taglia che non sia la 40.

Non sto parlando soltanto di chiacchiere tra ombrelloni, ma parlo di riviste, parlo di web, parlo soprattutto di persone che “dovrebbero” avere una consapevolezza maggiore del fatto che quando si parla attraverso un mezzo di comunicazione si ha comunque una grande responsabilità.

Responsabilità di cui, ad esempio, non si fa carico Radio Globo quando chiama “cagne” le ascoltatrici, giusto per citare un fatto che ci ha coinvolto da vicino, ma di cui non si fanno quasi mai carico neanche i giornali definiti “femminili”.

E’ di pochi giorni fa questa immagine pubblicata su Io Donna (testata del Corriere della Sera) che ha fatto il giro dei social, in cui sotto la foto della giovanissima attrice Chloe Moretz è stato scritto: “Peccato non sia così magra da poterli indossare con disinvoltura”.

Body Shaming: foto di Chloe Moretz in shorts con il fidanzato

Insomma, ancora oggi  nonostante tutti i passi avanti nella sensibilizzazione sul body shaming, la caccia alle streghe continua. È rivolta all’immagine, e ancora una volta le donne continuano ad essere le protagoniste preferite.

Si fa un gran chiacchierare di ciò che si indossa (troppo corto, troppo lungo, troppo coperto, troppo scoperto) fino al peso, all’adeguatezza delle scelte che vengono compiute.

Se non ti omologhi allora stai pur certa che arriverà chi avrà da ridire su cosa indossi, su quanto pesi, fino ad influenzare le tue scelte di vita.

A volte mi sembra come di percepire due fazioni, e questa distinzione non mi piace per niente, come se potessero esistere granitiche certezze.

Facciamo un passo indietro allora e poniamoci il dubbio, fermiamoci un attimo prima di scagliare le nostre parole (ne avevamo già parlato qui). Non possiamo dimenticare che dall’altra parte ci sono delle persone, ci sono emozioni, progetti, c’è la vita stessa.

Forse è proprio il caso di piantarla quindi con questa critica selvaggia che mi pare voglia andare di pari passo con una ricerca assurda della perfezione.

Che sarà mai poi questa perfezione? Quella che ci propinano gli stessi mezzi di informazione? Quelli che ci propina una società che continua a costruire certezze sulla rassicurazione dell’apparire?

Io ne sono convinta, la perfezione non esiste affatto.

Esiste la libertà ma voglio credere che esista anche il rispetto.

Ma soprattutto esiste il silenzio e spesso possiamo utilizzarlo senza nessuna controindicazione.

3 COMMENTI

  1. quel che dice il medico lo dobbiamo ascoltare ma 56 Kg per 1.60 sono nella norma, chi ti prendeva in giro sbagliava e anche se tu fissi stata obesa non avrebbe dovuto prenderti in giro. certo perdere i chili di troppo in maniera sana fa bene alla salute di uomini e donne ma le prese in giro sono sbagliate e non aiutano ma alcuni commenti e sguardi sono nella nostra testa, gli sconosciuti non sono così interessati a guardare noi come pensiamo. Per il resto, va accettato che esistono corpi maschile femminili snelli per natura non scheletrici o formosi non obesi che sono fisicamente più belli di altri, questo è un fatto, ma tutti belli e meno belli abbiamo diritto di divertirci, andare al mare senza essere offesi e vesirci come vogliamo. Per rispettare qualcuno non occorre trovarlo bello fisicamente

  2. Ciao pasionaria. Eccomi qua, faccio anche io parte di quell’esercito di donne che per anni hanno rinunciato ad andare al mare o in piscina per la paura dei giudizi degli altri. E se fosse solo questo… Ho paura di uscire di casa, di incontrare le persone. Ogni volta che mi devo vestire è un dramma. Tutto è iniziato a sei anni quando il pediatra disse a mia madre “Signora sua figlia è ancora all’interno della curva della crescita, ma se mette qualche chilo andiamo fuori range”. Giudicata in base ad una curva già a 6 anni… A cosa ha portato quella frase? Ad anni e anni di inferno a casa mia con il controllo assoluto e morboso su tutto ciò che mangiavo. Ero una bambina e poi un’adolescente “normale” dove per normale intendo con un normpopeso, eppure ero diversa dalle altre. Avevo delle forme, avevo una seconda di seno in seconda media e “perché non sei come le tue cugine, da chi le hai prese queste?” A furia di farmi sentire fuori posto sono cominciate le abbuffate di nascosto seguite dai digiuni intrappolata in un circolo vizioso in cui nessuno mi ha mai teso una mano. Ci sono vari episodi impressi nella mia mente soprattutto riguardanti i miei genitori con mia mamma che ad una grigliata con i parenti appena arrivata mi intima “non mangiare niente” e mio padre che parla schifato della mia pancia. Ero 160 per 56 chili e il mondo già non mi perdonava di non essere piatta. Il tutto è andato avanti fino ad oggi che di anni ne ho 30 e di chili in più 10. Io li vedo gli sguardi della gente, ascolto i loro commenti cattivi. Sono le stesse persone che poi mi riempiono le caselle facebook e whats app di richieste di foto e di vederci, eppure all’esterno si fanno grandi nel giudicare male una pancetta morbida o dei fianchi rotondi. Io so che non guarirò mai da queste paure perché purtroppo sono dentro di me da troppi anni, non sono forte abbastanza, ma donne pensate solamente a stare bene voi e ricordate “Se ti va bene sono così se non ti va bene la spiaggia è grande, girati pure dall’altra parte”.

    • Ciao Chiara e grazie mille per il tuo racconto.. Posso però dirti una cosa? Tu sei più forte di quanto ti immagini e gli anni passati serviranno solo per sbocciare come meriti, con le tue paure un po’ più piccole e con in gioco tutta la tua voglia di meritata libertà.. Ti mando un abbraccio forte e stretto Roberta

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