Bambine libere di essere se stesse: perché Brad e Angelina sono bravi genitori

Shiloh-John Jolie Pitt

Shiloh, figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt, cattura da tempo l’attenzione dei media e ha fatto di nuovo scalpore alla prima del film Unbroken. La bambina di otto anni si è presentata insieme al papà con i capelli corti e abiti “maschili”. I genitori hanno raccontato che la piccola si sente un maschio ed è molto decisa nel voler essere chiamata “John”.

Vedere una bambina libera di esplorare la propria identità di genere è d’ispirazione, soprattutto quando si tratta di una famiglia così famosa: Jolie e Pitt rispettano le scelte della figlia, la chiamano col nome che ha scelto e non sono turbati dalla sua individualità. Molto spesso i genitori sono spaventati dalle “stranezze” dei figli, e in casi come questo hanno paura che se li lasciano liberi di vestire in modo diverso dalla “norma” o di usare giocattoli “tipici” del genere opposto si corre il rischio che crescendo diventino omosessuali.

Si tratta ovviamente di un’idea distorta della realtà: nonostante gli stereotipi, il contatto con oggetti rosa non fa diventare i maschi gay e le cravatte non fanno diventare le femmine lesbiche. In ogni caso, avere figli omosessuali o transgender non è da considerare un disonore per la famiglia, né tantomeno una dimostrazione della propria inettitudine come genitori.

Perché umiliare e punire dei bambini per essere usciti da canoni di genere che non conoscono e che per loro non hanno importanza?

Se crescendo scopriranno di essere realmente transgender e/o non eterosessuali sarà difficile per loro far parte di una minoranza, anche senza la sofferenza aggiuntiva di non essere accettati dai propri familiari (come purtroppo succede ancora spesso).

Auguriamo quindi buona fortuna a John Jolie-Pitt nella sua scoperta di se stessa e ringraziamo i suoi genitori per la loro scelta di supportarla durante questo percorso, sperando che possano essere un esempio per tante famiglie.

 

Fonte immagine: New Celebrity

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