Aborto sotto minaccia negli Stati Uniti: ecco cosa sta succedendo

Aborto: un cartello di protesta in una manifestazione
Aborto: “Tieni le tue leggi lontane dalla mia vagina”

In Ohio solo il veto del governatore John Kasich ha permesso di bloccare la cosiddetta “legge del primo battito”.

Approvata dal senato dello Stato degli Usa, questa legge avrebbe reso l’aborto illegale dopo solo le prime sei settimane di gravidanza, più o meno quando la maggior parte delle donne scoprono di essere incinta, con il risultato vietare di fatto la pratica.

La “legge del primo battito” era da considerarsi incostituzionale secondo la sentenza del 1973 (chiamata “Roe contro Wade”) con cui divenne legale l’aborto negli Usa. Se fosse stata approvata ci sarebbe stato sicuramente un ricorso alla Corte Suprema, come già successo in Nord Dakota e Arkansas.

Il Senato, però, è riuscito a far passare una seconda legge – già introdotta in altri diciassette Stati Usa – che vieta arbitrariamente qualsiasi forma di aborto dopo venti settimane, incluso per gravidanze a seguito di stupro, incesto o di anomalie del feto irreversibili.

Si tratta di una rara procedura: solo l’1% di tutti gli aborti ha luogo dopo le 20 settimane di gravidanza, e la maggior parte avviene dopo che una malformazione del feto viene rivelata dall’ecografia del secondo trimestre.

Ad ogni modo, ciò costringerà le donne che rientrano in questi casi a viaggiare in uno Stato vicino e l’interruzione volontaria di gravidanza dopo la ventesima settimana sarà accessibile solo a caro prezzo e quindi preclusa alle donne in difficoltà economiche.

Secondo numerose associazioni che difendono l’aborto, il divieto di ivg dopo venti settimane è completamente arbitrario, perché il feto non è ancora formato completamente e non può sopravvivere fuori dall’utero.

Anche se questa nuova legge non colpirà direttamente molte donne, si tratta comunque di un tentativo di ridurre il diritto di aborto e minare la libertà all’autodeterminazione delle donne americane.

Diritti sotto attacco anche da parte del neo eletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che durante la campagna elettorale ha proposto l’abolizione totale dell’aborto, per poi successivamente affermare che lo supporta solo in casi eccezionali come stupro o incesto o per proteggere la vita della madre.

Il presidente Trump ha anche minacciato di tagliare i fondi all’organizzazione non governativa Planned Parenthood, che si occupa di educare alla pianificazione delle nascite, se l’organizzazione continua a supportare l’aborto.

Quello che sta accadendo negli Usa e che è rischiato di capitare da poco in Europa, ci ricorda ancora una volta quanto sia importante stare all’erta e non dare per scontati i diritti acquisiti, neanche nei nostri democratici Paesi occidentali.

Laura de Bonfils
Laura, romana, alla ricerca di un paese da chiamare casa. Da Londra e Brussels si occupa di politiche sociali e di genere. Combatte gli stereotipi da quando la maestra le disse che le “brave bambine” non giocano a pallone.

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