Se per abortire servirà il permesso degli uomini: l’8 marzo sciopero femminista

Striscione "My body, my right, my choice"
Il mio corpo, i miei diritti, la mia scelta

Il diritto all’aborto faticosamente conquistato in quasi tutto il mondo occidentale grazie alle battaglie femministe, è di nuovo sotto minaccia.

Benché in tutti questi anni l’interruzione volontaria di gravidanza non abbia mai smesso di essere bersaglio dei conservatori e dei fondamentalisti religiosi, in questo momento storico l’autodeterminazione del corpo delle donne è sotto attacco in maniera sistematica grazie al sopravvento di movimenti e leader politici populisti.

Mentre in Francia, paese baluardo della laicità, è stato esteso al web il reato di “intralcio all’interruzione volontaria della gravidanza” che punisce chiunque tenti di ostacolare – anche solo con la propaganda e la disinformazione – una donna che vuole abortire, le notizie più sconfortanti stanno arrivando da mesi dagli Stati Uniti.

Il permesso degli uomini per abortire

Il trionfo del repubblicano Trump ha dato nuovo vigore alle crociate antiabortiste e dopo che in Ohio si è evitata per un soffio l’approvazione della cosiddetta “legge del primo battito”, in Oklhoama le donne incinte sono state definite come incubatrici, gusci vuoti da riempire, sul cui corpo hanno facoltà di decidere solo i loro uomini.

No, non è un’esagerazione.

La proposta di legge prevede che le donne per abortire abbiano bisogno dell’autorizzazione scritta del loro partner sessuale maschile. Il deputato promotore di questo abominio, ovviamente repubblicano, in un’intervista ha dichiarato che il corpo delle donne non è di loro proprietà, ma un mezzo per “ospitare” eventuali figli e figlie.

Insomma, a quarant’anni dalla legalizzazione dell’aborto (negli Stati Uniti nel 1973) si cerca ancora di delegittimare le donne, considerandole come esseri umani di serie B, incapaci di poter decidere scientemente del loro stesso corpo e della loro stessa vita.

Come ti boicotto l’aborto

In Italia non siamo da meno.

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha fatto sapere che considera l’aborto un omicidio. Dichiarazione passata pressoché inosservata sui media, ma non per questo meno pericolosa, visto che il suo partito potrebbe ricevere molti consensi alla prossima tornata elettorale.

Cosa farebbe Salvini in merito all’aborto se fosse al governo? “Non eliminerei la legge, le donne devono essere libere di scegliere – ha detto -, ma farei di tutto per limitare al massimo il numero delle interruzioni di gravidanza”.

Come se a ostacolare l’autodeterminazione delle donne in Italia non bastasse la vergognosa percentuale del 70% di medici obiettori negli ospedali pubblici.

Non bastassero i farmacisti integralisti che, infrangendo la legge, si rifiutano di vendere i contraccettivi di emergenza.

Non bastasse aver boicottato la contraccezione rendendo le pillole anticoncezionali non più mutuabili.

Non bastasse lo smantellamento sistematico dei consultori.

Cos’altro vuole inventarsi Salvini per ostacolare le interruzioni volontarie di gravidanza? “Se una ragazza vuole abortire – afferma – bisogna dare incentivi economici per non farla abortire”.

Insomma, la soluzione dello statista Salvini sarebbe tamponare con l’assistenzialismo un vuoto causato dall’assenza di prevenzione.

Secondo l’Ippf (International Planned Parenthood Federation) l’Italia è tra i peggiori paesi dell’Unione Europea in tema di contraccezione, per la mancanza di campagne di sensibilizzazione sugli anticoncezionali e la scarsa conoscenza, anche tra gli addetti ai lavori, dei diversi metodi disponibili.

Una situazione desolante, aggravata, innanzitutto, dalla mancanza di una adeguata educazione sessuale – mai pervenuta nelle scuole italiane – che permetterebbe alle giovani donne di conoscere meglio il proprio corpo e i diritti riproduttivi, strumenti indispensabili per gestire con libertà e coscienza la propria vita sessuale.

Rivendicare la nostra autodeterminazione è uno degli ottimi motivi per partecipare allo sciopero internazionale femminista dell’8 marzo, come si legge negli 8 punti programmatici redatti all’ultima assemblea nazionale di Non una di meno:

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

Sì, dopo quarant’anni dalla legge 194 ci tocca tornare di nuovo a riempire le piazze per difendere l’aborto: facciamolo, insieme, #LottoMarzo.

1 COMMENTO

  1. Suppongo ci sia un malinteso riguardo alle motivazioni Pro-Life e Pro-Choice.
    I pro-Choice come tutti sanno mirano a combattere la sensazione di dovere e il senso di schiavitù che una maternità non desiderata comporta per una donna. Con l’aborto la donna si sente più libera da questa responsabilità e quindi anche di vivere liberamente il sesso. Slegandolo dalle conseguenze naturali che esso, in caso di fecondazione, comporta.
    I Pro-Life sono invece per l’introduzione di un nuovo diritto civile; quello del nascituro (diritto alla vita).
    Effettivamente, nonostante le vari leggi, la scienza non ha mai definito l’inizio della vita in un momento tra l’undicesima settimana e la quindicesima.
    La scienza anzi la racconta clamorosamente semplice: l’inizio della vita umana è la fecondazione, la fine è la morte organica.
    Nonostante i clamorosi successi e progressi della medicina e della scienza, non si riesce a trovare accordo sul limite dopo il quale un aborto diventa effettivamente omicidio: alcuni stati hanno il limite a 12 settimane, alcuni a 15, alcuni (in 9 stati USA) a 9 MESI! (Quando il feto è completamente formato).
    Come mai questa disparità? come mai non c’è accordo assoluti su un limite così importante che separa il diritto dall’ infanticidio? Perchè non si riapre il dibattito?
    Ecco, queste sono le domande che pervadono molti ambienti Pro-Life, non è l’amore per il patriarcato, nè il fanatismo religioso.. ma la logica applicata alla scienza.

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