5 motivi per smettere di criticare e vivere meglio

pettegolezziok

Immaginate una di quelle giornate in cui proprio non avete voglia di mettervi in tiro. Immaginate ora un mondo in cui uscire di casa con vestiti scelti a caso, struccate o con peli “fuori posto” non significa dover subire gli sguardi (e i commenti) orripilati dei passanti o, peggio, delle amiche. Quanto sarebbe bello avere il diritto di non preoccuparsi ogni minuto del proprio aspetto!

Nel nostro mondo, che purtroppo non è quello ideale, le donne sono abituate ad essere estremamente critiche nei confronti del proprio corpo, abbigliamento e comportamento. Il risultato è che, oltre a farsi mille complessi inutili, questa criticità estrema viene riversata anche sulle altre donne: ed ecco che spesso siamo proprio noi a fare le facce “orripilate” e a criticare quelle che non sono vestite nel “modo giusto”. Quindi, se ci piace immaginare un mondo ideale dove la libertà di essere in disordine è sacrosanta, è ora di cominciare con un sano esame di coscienza.

Probabilmente vi capita molte volte al giorno di pensare (o dire) di qualche altra donna cose come:

“Quel vestito le sta malissimo/non ha il fisico adatto per indossarlo”

“Che orribile taglio di capelli!”

“Non si è depilata, che schifo”

“È brutta/è grassa/questa parte del suo corpo è brutta” (un classico intramontabile)

“Non è affatto femminile “

…e così via.

Judging You

È ora di smetterla. Ma per davvero! Guardarsi intorno e vedere persone che non troviamo attraenti è perfettamente normale, ma perché analizzare minuziosamente ogni donna che vedete alla ricerca di dettagli incriminanti? Ogni volta che vi sorprendete a pensare cose simili, provate a cambiare il vostro punto di vista: per esempio “non mi piace quel vestito/quel taglio di capelli/vedere peli in quella parte del corpo” e “non la trovo attraente”.

Qual è la differenza nel dire “è brutta” oppure “non mi piace”?

Nel primo caso stiamo criticando velenosamente l’altra persona con la pretesa che i nostri gusti siano universali, mentre nel secondo stiamo semplicemente esprimendo un’opinione (e abbiamo tutto il diritto di avere opinioni negative!). Col tempo si potrebbe imparare a non criticare nemmeno lo stile di vita altrui e persino lasciar perdere le cose che non ci piacciono, sottolineando quelle che troviamo più belle.

Ci sono molti vantaggi che si possono ottenere da questo modo di pensare:

1. Tanti, tanti complessi in meno. Perdere l’abitudine di criticare gli altri significa anche, e soprattutto, perdere quella di criticare se stessi.

2. Maggiore libertà di comportarvi come vi sentite più a vostro agio. Se tante persone adottassero questa filosofia, ci si avvicinerebbe sempre più al mondo ideale in cui del vostro pelo fuori posto non frega nulla a nessuno. Comodo, no?

3. Le relazioni sociali ne gioveranno. È molto più semplice avere una conversazione con una persona se non si pensa tutto il tempo a quel tremendo rotolino di ciccia che traspare dalla sua maglietta.

4. La “competizione tra donne” non ha più significato. Evidenziare i “difetti” delle altre per distogliere l’attenzione dai propri è un atteggiamento fin troppo comune e non giova assolutamente a nessuno.

5. Farete un grande passo avanti per tutte le donne, perché, come già detto, è una questione che le riguarda in modo particolare.

In conclusione, la scelta è comunque vostra: siete disposte a cambiare il vostro punto di vista per ottenere un mondo in cui essere imperfette non è un reato?

Phi

Poco più che ventenne, appassionata di scienza, questioni di genere e sessualità. Crede nelle conversazioni costruttive e nel non prendersi troppo sul serio.

2 COMMENTI

  1. Sono d’accordissimo su tutto escluso nel divieto dell’utilizzo di “e’ brutto/a” in favore di “non mi attrae”. Chi dice che esprimendo un parere negativo con l’utilizzo della parola “brutto/a” voglia intendere un’accezione assolutistica del termine. Sono io a pronunciare quel parere e’ ovvio che sia mio e non di chiunque. Smettiamola di confondere l’attrazione con ciò che penso riguardo l’aspetto estetico di qualcuno. Se una non e’ lesbica e’ ovvio che non prova attrazione per una donna che sia bella o brutta. Percio’ obbligarla a dire “non mi attrae” e’ ridicolo, cosi come obbligarla a dire “a me non piace” perché significa esattamente che pensa sia brutta. “brutto” e’ l’opposto di “bello” allora cosi come posso usare liberamente “bello” devo poter usare “brutto” alla stessa maniera. Se dico “quella ragazza e’ bella” nessuno pensa che in maniera assoluta sia bella per chiunque, tutti penseranno sia bella per me, penseranno sia un mio parere, perché invece dovrebbe essere diverso per la parola “brutto/a”?
    Essere brutti non significa non essere attraenti oltretutto, sai quante persone piacciono nonostante siano brutte?

    Alla fine del discorso, ok al non giudicare, criticare basandosi sull’aspetto esteriore ma dobbiamo scindere ciò che pensiamo sull’aspetto estetico di una persona che a parer mio e’ irrazionale, automatico e incontrollabile dall’utilizzo che poi di esso se ne fa. Io penso che lei sia brutta ma se questo non influisce i rapporti lavorativi che ho con lei va bene, dove sta il problema? Diverso se, per esempio, non assumo una segretaria in quanto brutta, aldilà delle sue capacita’ lavorative!

    • uomocomune, grazie per gli spunti! Con “persone che non troviamo attraenti” non intendevo a livello sessuale, ma estetico. Sono d’accordo sul fatto che persone “brutte” (secondo i canoni di bellezza comuni) possano essere attraenti.
      L’articolo non vuole “obbligare” a dire o pensare nulla, ma piuttosto evidenziare la natura di certi pensieri che spesso sono automatici: è importante esserne più consapevoli se si vuole provare a non sputare veleno per semplice “abitudine”. Nell’articolo ci sono delle citazioni che si sentono/dicono molto spesso, e da lì ho preso spunto per suggerire un modo per liberarsi dall’ossessione per la critica a tutti i costi. Questo non vuol dire che si è dei criticoni orribili se non si seguono esattamente le mie parole! La chiave della questione è, proprio come hai scritto, imparare a non giudicare e criticare basandosi sull’aspetto estetico: certamente è la prima cosa che notiamo, il problema è che molte donne (e uomini, ma in modo diverso) vengono ancora considerate quasi solo in funzione di esso.

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